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San Pietro a Corte

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San Pietro a Corte

Ipogeo e Cappella di S. Anna

Alla base della struttura particolare stupore destano le terme romane di età medio imperiale.

L’area del frigidarium era separata in due ambienti, il primo coperto da una volta a crociera, il secondo invece da una volta a botte. Quest’ultima zona ospita la vasca, rivestita di lastre di marmo bianco alla quale si accede mediante tre gradini. L’ambiente in origine riceveva illuminazione da grandi finestroni inseriti nelle pareti orientali delle due zone provviste di vetrate. Ci troviamo a circa 5 metri sotto il livello stradale.

Gli ambienti proseguono sotto Palazzo Fruscione dove è stato portato alla luce un pavimento musivo e, secondo alcuni studiosi, sotto la chiesa di San Salvatore dove – ma questa è al momento soltanto una supposizione – sarebbe situato il calidarium. Le terme vennero abbandonate a causa, probabilmente, di una imponente alluvione. La costruzione di Palazzo Arechi II coinvolse a pieno l’edificio termale e in particolare il frigidarium: l’ambiente subì modifiche strutturali.

Tra le varie iniziative promosse negli anni dalla sua fondazione si segnala la rassegna dei I Mercoledì Archeologici, cicli di conferenze che hanno ottenuto dall’Università degli Studi di Salerno – DiSPAC - Dipartimento di Scienze dei beni culturali - l’autorizzazione a conferire agli studenti di lettere e Conservazione di beni culturali crediti formativi nella misura di 0,50 CFU.

L’aula del frigidarium fu però anche l’area che, nel V secolo, una comunità di cristiani adibì a luogo di culto con tanto di area cimiteriale. Il fondatore della chiesa è il vir spectabilis Socrates, un greco bizantino titolare di una alta carica amministrativa: il suo sepolcro fu posto sotto un precedente arco romano.

Nelle vicinanze della tomba di Socrates è stata rinvenuta la sepoltura di una bambina chiamata Theodenanda, classico nome goto che vuol dire appartenente a popolo audace datata al 566; l’iscrizione che l’ accompagna recita: “Qui riposa in pace la innocente bambina Theodenanda che visse tre anni, sei mesi e nove giorni, deposta in questo luogo il 27 Settembre essendo imperatore Giustino [II] Principe Augusto nel suo primo anno di Consolato Indizione quindicesima”.

Un’ipotesi molto suggestiva ritiene che il padre della bimba fosse probabilmente uno dei maggiori funzionari degli Ostrogoti del tempo, appartenente a sangue reale in quanto una recente recensione di una nota studiosa lo ha indicato come il patrizio Èbremund sposatosi in tarda età con Teodenante, figlia del re ostrogoto Teodàto, nipote di Teodorico il Grande. L’ipotesi si fonda sul fatto che Teodenanda è l’unico nome goto in Italia meridionale.

Dicevamo che nella seconda metà del V secolo l’ambiente ipogeo, in origine frigidarium delle terme romane, fu trasformato in chiesa con area cimiteriale caratterizzata da sepolture databili tra il V e il VII secolo. Le sepolture chiariscono la continuità dell’uso di un edificio ecclesiastico da parte di famiglie di origine romana, greco-bizantina, gota: i nomi di Socrates, Albulo, Eutychia, Theodenanda, Verulo appartengono ad abitanti di una città dove diverse etnie convivevano.

Nell’angolo sud-ovest è collocata una sepoltura, datata al 629, di Albulus, giovane di cui non si sa nulla oltre l’epigrafe, che però assume particolare rilievo in quanto che presenta una delle imprecazioni tipiche del tempo contro chi profanasse la tomba in cerca di oggetti preziosi: “Qui gode il sonno eterno la grata memoria di Àlbulo vissuto più o meno trentacinque anni, deposto il ventuno maggio indizione seconda essendo imperatore il nostro signore Eràclio Perpetuo Augusto nell’anno soprascritto. Se qualcuno violerà questo luogo che faccia la fine di Giuda”.

Sul pilastro centrale di età “arechiana” (VIII sec.) è presente un affresco raffigurante a destra una Madonna in trono con Bambino e a sinistra Santa Caterina d’Alessandria.

L’affresco è databile alla metà del XII secolo. Una semplice fascia bicroma bianca e rossa incornicia la rappresentazione. La Vergine è seduta su un trono composto da schienale, cuscino e suppedaneo decorato con perline bianche ed elementi geometrici. Maria regge nella mano destra una lunga croce astile mentre la sinistra è appoggiata sulla spalla del Figlio. Il Bambino ha nella mano sinistra un rotolo chiuso mentre la destra, mutila, doveva essere benedicente.

A sinistra è possibile notare Santa Caterina d’Alessandria identificabile dall’iscrizione E KATHER leggibili tra l’aureola e la spalla destra e dall’ampolla con il sangue del martirio. Nella vita di Santa Caterina si narra come dopo il martirio per decapitazione della giovane egiziana sgorgasse dalle ossa senza sosta un olio in grado di sanare le malattie. La Santa quindi si pone come taumaturga e filosofa confermando la trasformazione dell’ambiente in un’aula della Scuola Medica Salernitana.

Sul muro sud è invece presente una “Teoria di Santi” databile all’inizio del XIII secolo. L’analisi degli affreschi mostra delle sensibili variazioni rispetto all’affresco sul pilastro; partendo da destra abbiamo la Vergine seduta su un trono con decorazioni che suggeriscono elementi di ricchezza e regalità; la Madonna ha in grembo Gesù che abbraccia la Madre accostando il suo volto a quello di Maria. Questo genere iconografico è definito “Madonna Eleusa”.

Immediatamente accanto è dipinto San Giacomo, identificabile dall’iscrizione JAC alla destra del suo capo. A seguire abbiamo San Pietro, Santa Caterina d’Alessandria e un santo vescovo non identificato.

Sul muro a destra che separa i due ambienti vi sono raffigurati San Giorgio e San Nicola di Myra datati al XIII-XIV secolo. I due Santi sono separati tra di loro da una riga appena leggibile. San Nicola, vestito in abiti vescovili, stringe il pastorale nella mano sinistra mentre la destra è benedicente. San Giorgio, in cattive condizioni di conservazione, è a cavallo con la mano destra sollevata nell’impugnare la lancia verso il basso contro il drago che è andato perso in seguito all’apertura dell’accesso di collegamento dei due ambienti.

Concludiamo ringraziando il Gruppo Archeologico Salernitano ed i suoi volontari: è grazie a loro se il complesso monumentale di San Pietro a Corte è aperto, è grazie ai loro sforzi se chi si reca in loco può ricevere informazioni di carattere storico, è grazie a loro se i visitatori riescono ad apprezzare maggiormente le peculiarità presenti in questo complesso monumentale. E questo non va dimenticato.