Ricerca scientifica

 

TRATTO PICENTIAE -SILARUM F(LUMEN)

 

Da Pontecagnano fino al Quadrivio di Campagna, la via romana o è stata ricalcata dalla SS.18, oppure quasi corre parallela ad essa. In questo tratto, a causa delle colture agricole intensive, il suo tracciato antico, spesso cancellato, è poco riconoscibile.

Dal Quadrivio fino al Ponte rotto sul Sele la via corre seguendo il corso del fiume Tenza. Un’accurata ricognizione archeologica è stata fatta il 20 maggio 1995 in località Ponte Rotto sul fiume Sele nel Comune di Serre (SA). L’ing. Michele Falchetta e il geom. Giuseppe Frieri, soci del Gruppo Archeologico Salernitano, hanno effettuato misure e rilievi di detto ponte romano e lo studio Archeoprogetti dei f.lli Falchetta ne ha fatto la ricostruzione assonometrica al computer:

Sulla riva destra del fiume, la strada romana, proveniente dalla piana di Eboli, scendeva con ampi tornanti da una collina, superava il ponte e, sulla riva sinistra, nell’impossibilità di raggiungere il piano di campagna, posto a circa m.20 al di sopra del livello del fiume, correva parallelo ad esso e, poi, in prossimità dell’attuale diga (Consorzio dx Sele), con un tornante a gomito, saliva: dopo aver superato il dislivello, andava diritto verso il monte Alburno.

Il frammenti di ceramica di età romana, raccolti nella ricognizione di superficie fatta lungo uno scavo per la posa di una conduttura idrica, sono stati consegnati alla Soprintendenza di Salerno. Qui è necessario accertare con un saggio archeologico se, sotto il terreno e la folta vegetazione, lungo l’antica struttura muraria, vi sono interrati i magazzini e i depositi (horrea) del porto Alburni.

A circa 400 metri sotto la diga, la squadra, addetta all’esplorazione, ha notato una struttura costruita con grossi blocchi lapidei, ben connessi alla base del ponte rotto di epoca romana. La struttura, lunga oltre venti metri, spezzata in tre punti a seguito di una frana, si prolunga verso un grosso canale (la foce del fiume Tenza), immerso in una fitta vegetazione. Potrebbe trattarsi del porto Alburno,

citato nelle fonti storiche. Ha tutte le caratteristiche di un porto fluviale antico. La foce del fiume Tenza, che qui sbocca nel Sele, in antico doveva servire per offrire riparo alle imbarcazioni quando il fiume Sele era in piena.

Sulla sponda destra del fiume vi sono tre vistosi ruderi: sono i resti dei piloni del ponte romano crollato. Dal fondo del fiume affiorano grossi blocchi di pietra e spezzoni delle arcate crollate.

Il Gruppo Archeologico ritiene possibile che nell’alveo del fiume si trovi ancora sommersa l’iscrizione antica apposta sul ponte dal costruttore della via romana. Pertanto, ha ritenuto opportuno e utile far ispezionare dai sommozzatori dei Gruppi subacquei

"Delphis" e "Lupo di Mare" di Avellino tutti i blocchi di pietra adagiati sul fondo del fiume. Sono state effettuate due ispezioni subacquee al fine di reperire l’iscrizione, che potrebbe rivelare il nome del costruttore della via romana e del ponte stesso. Subito è apparso evidente che tutti i blocchi del ponte crollati nel fiume, profondo in quel tratto oltre sei metri, o si trovano sommersi in uno spesso strato di ghiaia o sono stati spostati dalla corrente del fiume.

La mancanza di una sorbona, necessaria per la rimozione della ghiaia fluviale, ha costretto a sospendere la ricerca dell’epigrafe. L’ispezione dell’alveo fluviale ha portato però alla scoperta di un’àncora, che è stata recuperata in data 13 luglio 1997 alla presenza della dr.ssa Giovanna Scarano, ispettore archeologo della Soprintendenza Archeologica di Salerno. Il reperto, sottoposto all’esame del prof. P. A. Gianfrotta, docente di Topografia antica presso l’Università della Tuscia di Viterbo ed esperto di Archeologia

subacquea, è stato datato al V secolo d.C.. L’àncora recuperata è un chiaro indizio che il porto fluviale, posto sotto il ponte romano, in quell’epoca era ancora attivo: è una spia che consente di localizzare il Porto Alburno non alla foce del Sele, ma nel medio Sele. Stando a M. Valerio Probo, grammatico erudito, il porto Alburno si trovava nel Sele interno, nell’area geografica più vicina al monte Alburno.

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