Ricerca scientifica

 

LA VIA REGIO-CAPUAM, IL FORO DI ANNIO E LE PIETRE MILIARI

 

L’Anonimo Ravennate, nella lista delle stazioni, dopo Capua, cita un Foro Populi, tra Aceronia e Mendilegio; Guidone menziona un Forum populi, ubicato anche tra Aceronia e Vico Mendileio. Nel Liber coloniarum, in Campania, è menzionato anche un Foro pupuli oppidum (=oppido, sito vicino al Foro del popolo). Il Liber conferma l’esistenza di un Forum populi, cioè di un Foro del popolo, che, in età romana, era detto Forum Anni (=Foro di Annio).Nella Tavola di Peutinger (v. pannello) come abbiamo accennato, un errore paleografico, Foro Popili (invece di Forum populi), ha fuorviato editori e studiosi: così la via è stata attribuita a P. Popillio o Popilio Lenate. Nel Lapis Pollae, il costruttore della strada si vanta di aver catturato, in qualità di pretore in Sicilia (eidem praetor in Sicilia), 917 schiavi fuggitivi e di averli restituiti ai loro padroni. L’operazione di rastrellamento, effettuata in una località detta Sicilia (zona diversa dall’isola), non ha niente a che vedere con la guerra servile. Gli schiavi ribelli sarebbero stati condannati alla crocifissione e non alla restituzione ai loro proprietari. E’ da escludere che un pretore in effettivo servizio in Sicilia, potesse occuparsi di una via sul continente, fuori dalla sua giurisdizione. Il costruttore stesso (et eidem), in veste di pretore, durante la costruzione della strada, ebbe ad occuparsi degli schiavi fuggiti forse proprio nella zona del monte Alburno nell’agro di Sicignano (=Sicilia). Egli evidentemente aveva operato come praetor, munito di imperium pro-consolare. Dopo le guerre puniche, le province erano governate da pretori. Nell’Elogium, il costruttore dice di essere pretore (et eidem praetor): il miliario, rinvenuto da L. Pitimada

in Calabria a S. Onofrio nel 1952, reca sul vertice: CCLX / ANNIUS T(ITI) F(ILIVS) / PR(AETOR. Si tratta di un Annio, figlio di Tito, pretore. Altre due iscrizioni, trovate a Roma, fanno esplicito riferimento alla via Appia-Annia. Una epigrafe, dedicata a M. Aurelio Antonino Pio (86-161 d.C.), attesta e sulla via Appia Traiana e sulla via Appia-Annia cum ramulis, (via Annia con le sue diramazioni), la presenza di personale addetto al trasporto pubblico. Anche Strabone, dopo aver descritto la Puglia e le sue strade, cita un terzo itinerario: C’è una terza strada che porta da Reggio, attraverso il Bruzio, la Lucania e il Sannio, sino alla Campania, confluendo nell’Appia. Sia la strada, sia l’Anni forum chiaramente sono opere dovute ad Annius T(iti) f(ilius), pr(aetor. Due studiosi hanno indicato, come costruttore della via Regio-Capuam, T. Annio Rufo, pretore nel 131 a. C. e console nel 128 a. C.; ma un altro studioso, Vittorio Bracco, ha identificato, invece, l’autore dell’Elogium di Polla con T. Annio Lusco, console nel 153 a. C. Del resto, è noto che anche i pretori erano autorizzati a costruire strade. In Spagna, infatti, due miliari indicano come costruttori di vie praetores pro consule. L’Anni forum, da identificare con il Forum populi, sito nel pagus Forensis, è opera appunto del pretore menzionato sul miliario di S. Onofrio.Le altre pietre miliari, trovate finora sulla Regio-Capuam, si riferiscono al rifacimento della strada oppure indicano distanze: non menzionano il nome del costruttore della via. Nel 1966, nella frazione Fuorni, in località Staglio, fu rinvenuto un altro cippo miliare, datato tra il 293 e l’anno 305 d.C. Un’altra colonna miliaredi Costantino I, databile dopo il 307 d. C., fu portata alla luce, nel 1968-1970, durante lo scavo delle fondazioni di un palazzo, sito vicino porta Elina nel centro storico di Salerno. Sul reperto è indicata la distanza miliare: XVI. I due cippi miliari, rinvenuti in medio Salerno, denotano il passaggio della variante Regio-Capuam in via Tasso dalla Porta Nocerina alla Porta Elina. Si è rinvenuto, inoltre, anche un miliario della strada Nocera-Salerno dell’epoca di Gordiano III, databile intorno al 242 d. C. La via Regio-Capuam ricalcava un tracciato molto antico che da Reggio, attraverso il Bruzio e la Lucania, attraversava la Piana del Sele, Salerno, i monti di Cava e arrivava fino a Capua. La strada è stata utilizzata in tutto il Medioevo fino all’età moderna. L’antica strada romana, nel 1276, attraverso il valico di Vietri, collegava ancora Salerno con Napoli, ma una frana, provocata da un’alluvione, aveva dissestato e interrotto la strada. La Badia di Cava, trovandosi nell’impossibilità di rifornirsi di vettovaglie, via terra, a causa della interruzione stradale, aveva chiesto a Carlo I d’Angiò il permesso di far sbarcare nel porto di Vietri le derrate alimentari (300 salme di frumento, olio e legumi), provenienti via mare dai suoi possedimenti del Cilento e del Sele. Nel 1281, cinque anni dopo, la stessa strada che portava da Salerno a Napoli, per la via di S. Adiutore, a causa di un’altra alluvione e della inondazione delle acque, era dissestata e cosparsa di rovine. Le merci, di conseguenza venivano dirottate per la strada di S. Severino, che era più lunga e frequentata. I due documenti citati provano che, al tempo di Carlo I d 'Angiò, vi erano ancora due tracciati stradali, molto antichi: il primo percorso stradale, che passava per Fratte-S. Severino, sicuramente di età preromana, ricalcava l’itinerario istmico, citato da Strabone: Marcina-Pompei; il secondo, posteriore alla fondazione di Salerno, era stato aperto, per collegare Salerno, isolata, alla via Regio-Capuam, attraverso il valico di Vietri-Cava.

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