Poiché
la località Cerreta ha una sola Taverna e dista soltanto
circa 4 miglia (=6 km) dalle Nares Lucanae (Zuppino),
non può essere identificata con Acerronia, menzionata
negli itinerari: si tratta invece di una mutatio.
Il
Gruppo archeologico, nella stessa giornata, dalla Taverna
della Cerreta, seguendo il tracciato della via romana,
ha raggiunto una località detta Fontana Massavetere,
ubicata nel Comune di Auletta. La squadra, accompagnata
dal sig. Francesco Paolo Morrone di Caggiano, esperto
e studioso della zona, ha percorso a piedi questultimo
tratto di strada romana fino alla località detta Massavetere
in agro di Auletta (SA). È un villaggio formato da numerose
case rurali che presentano evidenti segni di antichità
anche quando sono ristrutturate. A Massavetere numerosi
frammenti di colonne antiche e blocchi architettonici
sono depositati su unaia frammento architettonico:
testa di toro in località Fraiote comune di Caggiano.

È
questo il sito archeologico da identificare con Acerronia,
posta a IX miglia (=km 13 circa) dalle Nares Lucanae.
Il
proprietario della masseria in un suo deposito rurale
custodisce lepigrafe bilingue greco-latina di
L. Manneius, Q(uinti filius), già nota
(CIL, X, 338 = I² 1684=I.L.S.7791=I.L.R.799=I.G. XIV
666= I.G.R., I, 473): si tratta di un medico originario
di Tralles in Caria, M e
n
e
c
r
a
t
h
V
D
h m h t r i o u T r a l l i a n o V , adottato da un
membro della gens Manneia.
Nellepigrafe
il termine latino medicus è tradotto in greco
j u
s
i
c
o
V
o
i
n
o
d
o
t
h
V
. Questo medico usava il vino a scopo
terapeutico,
secondo gli insegnamenti di Asclepiade di Bitinia.
Il
contadino ha fornito anche altre notizie molto utili:
davanti alla casa agricola una taverna molto antica,
danneggiata dal terremoto del 1980, è stata demolita.
Al suo posto ora cè un ampio spiazzo. Egli ha
indicato anche il luogo dove ha trovato un tubo dargilla
(fistula)
che portava lacqua nella taverna.
Egli
poi ha mostrato altri due tubi di terracotta (fistulae),
che hanno alle estremità attacchi maschi e femmina:
erano depositati su un davanzale di una finestra.
Il
direttore tecnico Nicola Fierro, dopo aver ispezionato
una grossa vasca di acqua, che il contadino chiama
peschiera, ha notato sotto una roccia, in una fitta
vegetazione, una botola chiusa da un basolo. Con laiuto
del contadino, dopo aver rimosso il blocco di chiusura,
ha scoperto un manufatto, un grosso cunicolo di età
romana scavato nella viva roccia.
Si
tratta di una galleria in laterizi coperta a volta
(specus) di dimensioni tali da poter essere
ispezionata e pulita. Un operaio poteva comodamente
accedere nel suo interno per effettuare riparazioni
o pulizia. Era una condotta idrica, alta più di un
metro, larga almeno m. 0,60.
Da
questa conduttura principale si dipartivano, secondo
la testimonianza del contadino, i tubi dargilla
(fistulae), che rifornivano dacqua tutti
i locali della sottostante taverna demolita. Era qui
la mansio di Acerronia. I blocchi lapidei
ben lavorati dellantica stazione ora sono depositati
su unaia di fronte allabitazione rurale.
Tutte
le colture intorno alle case rurali di Massavetere
sono cosparse di notevoli reperti che risalgono ad
epoca romana. Evidentemente Massavetere, frazione
di Auletta ( SA), posta esattamente a IX miglia (=km.
13, 5) dalle Nares Lucanae, è la stazione mansio
di Acerronia, menzionata nella Tavola di Peutinger
e in altri itinerari. Qui a Massavetere, a giudicare
dal pietrame di spoglio disseminato in tutta la zona,
dovevano esserci in età romana numerose tabernae
ora tutte demolite.
Il
Gruppo archeologico, nel corso di tutte le ricognizioni
effettuate, ha potuto constatare che le stazioni (mansiones
et mutationes), menzionate negli itinerari, sono
tutte ubicate in località ben fornite di sorgenti
naturali dacqua. Tutti gli impianti idrici scoperti,
pratici e funzionali, sono opere di ingegneria idrica
dovute a tecnici specializzati (libratores)
di epoca romana.
Lacqua
- scrive Vitruvio- è indispensabile per la vita,
per i piaceri della vita e per luso domestico.
In epoca romana, nelle stazioni stradali (mansiones
et mutationes), lacqua serviva a dissetare
animali da tiro, da trasporto e i viaggiatori stanchi
e assetati.