Ricerca scientifica

 

Nel corso di una seconda ricognizione, fatta successivamente, nel fondo dello stesso contadino, in un mucchio di pietrame, proveniente dalla demolizione di un vecchio fabbricato rustico, il Gruppo Archeologico ha notato una pietra ben lavorata, il cui lato era coperto da una crosta di calcinaccio. Demolita la crosta, in un riquadro, è apparsa un’altra iscrizione latina. Era un nuovo cippo funerario. Ecco il testo integrato fra parentesi:

(DIIS MANIBVS)
ILARIO
NI COIVGI
INCONP(ARABILI)
FALLVSA C(AI) F(ILIA)

[ (Agli dei Mani). Fallusa, figlia di Caio, ( dedica) a Ilarione, compagno incomparabile.]

Poiché tutto il fondo agricolo presenta in superficie uno strato molto denso di frammenti ceramici di epoca lucana e romana, la dr.ssa Adele Lagi, ispettore archeologo, dopo un’accurata ricognizione del soprassuolo, ha effettuato un saggio archeologico. La trincea in superficie ha restituito materiale dilavato e, in profondità, uno strato di ghiaia e sabbia che segnava l’alveo del torrente antico.

Le sorgenti, che in antico si chiamavano nar (=acqua) e che oggi si chiamano Aquara e Pisciaricolo, evidentemente avevano qui un letto di un torrente che oggi ha mutato corso.

 

TRATTO NARES LUCANAE-ACERRONIA

 

Dopo le Nares Lucanae, il Gruppo Archeologico, seguendo il tracciato antico della via romana, ha constatato che passava dietro Serra S. Angelo, attraversava un’ampia pianura (Patricelle) e un intricato bosco, posto sotto Castelluccio Cosentino.

Nella parte più folta della boscaglia, il Gruppo Archeologico, accompagnato da un contadino della zona, Vincenzo Visconti, percorrendo sentieri da cinghiali, ha scoperto sul torrente Petruoso, un ponte romano inedito ad unica luce. È nascosto in una fitta eintricata vegetazione (edera, spini pungenti e rovi). La squadra di esplorazione per poter fotografare il ponte ha rimosso con cura tutta la vegetazione forestale che lo rendeva invisibile. Il manufatto antico indica chiaramente la direzione della via romana, che declina dolcemente verso la valle del Tanagro. Questo ponte inedito sul torrente Petruoso attualmente presenta l’arco a tutto sesto spaccato al centro e crollato sul pilone opposto. La via romana successivamente superava il fiume Tanagro sul Ponte della Difesa, di cui rimangono ora solo due arcate, e saliva decisamente verso il Piano della Cerreta, in agro di Auletta (Salerno).

In data 6 luglio 1996, il Gruppo Archeologico ha effettuato una ricognizione topografica alla Taverna della Cerreta, già visitata in precedenza. Successivamente si è recato a Massavetere e, infine, a Fraiote, in agro di Caggiano.

L’antica Taverna della Cerreta, ristrutturata e trasformata in abitazioni rurali, oggi è abitata da varie famiglie contadine.

Al di sopra di essa vi è una grossa sorgente di acqua fresca, che proviene da un antico condotto, costruito in epoca romana. È collegato a una vasca di sedimentazione (parva fossa limaria), costruita con laterizi (foto 8): serviva a depurare l’acqua destinata alla stazione sottostante (mutatio). La sorgente è utilizzata oggi per coltivare ortaggi. L’opera, dovuta alla ingegneria idrica romana, era occultata da una folta vegetazione che il Gruppo archeologico ha tagliato e rimosso.

Un contadino ha indicato in un campo arato un altra vasca simile, il cui chiusino in pietra lavorata, è coperto da terreno agrario. Un tubo di terracotta (fistula) portava l’acqua dalla vasca di depurazione direttamente nella taverna: alimentava un abbeveratoio e riforniva anche l’osteria. Queste notizie sono state date da un contadino, il più anziano del luogo.

Tutte le colture intorno all’antica Taverna della Cerreta sono cosparse di frammenti di ceramica, di grossi tegoloni e di enormi contenitori in pezzi (pithoi). In un campo vicino alla Taverna sono stati rinvenuti due frammenti di pasta vitrea e un frammento di tegola in terracotta che reca inciso la sigla: C.V . In epoca romana, la Taverna, ubicata in un trivio, era un nodo stradale importante: la via si diramava in tre direzioni diverse: il braccio centrale proseguiva in direzione di Potenza, il braccio sinistro scendeva prima a valle e poi saliva verso Buccino (l’antica Volcei), il braccio destro andava verso Caggiano e S. Pietro di Polla (Anni forum). E’ questa la via romana principale che porta ad Acerronia (Massavetere). Da notare che le tutte le stazioni di epoca romana (mansiones, mutationes), in epoca medioevale, hanno assunto il nome di Taverne (tabernae), nome questo che conservano ancora oggi. Tutti i siti archeologici, forniti di Tabernae e di sorgenti di acqua sorgiva, in epoca romana erano sedi di stazioni (mansiones o mutationes).

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