Ricerca scientifica

 

LA VIA REGIO-CAPUAM

DA SALERNUM AD ANNI FORUM

 

ATTIVITÀ SVOLTA DAL GRUPPO ARCHEOLOGICO

Il progetto di ricerca del Gruppo Archeologico Salernitano, in seguito all’autorizzazione concessa dalla Soprintendenza Archeologica delle province di Salerno, Avellino e Benevento (prot.8079/20S del 13 maggio 1995), è stato finalizzato a riscoprire il tratto della via romana Regio-Capuam che va da Salerno fino a S. Pietro di Polla.

Sicuramente la Campania, la Lucania e il Bruzio sin dalla protostoria erano attraversate da un tracciato viario naturale che collegava l’area di Capua con lo stretto di Messina. Nell’Italia meridionale e, in particolare nella Lucania, prima della conquista romana, non esisteva una viabilità stabile e regolare: c’erano solo vie pastorizie (tratturi) adatte alla transumanza delle greggi e viottoli che collegavano la regione interna montuosa con le zone costiere.

Questi sentieri naturali servivano per lo scambio dei prodotti, provenienti dalle zone interne, con i prodotti forniti dal commercio marittimo, dalle fabbriche greche e da quelle indigene operanti sotto l’influsso greco. Questa era la situazione in Lucania e nel Bruzio dopo la conquista romana dell’Italia meridionale e della Sicilia. Dopo che Roma ebbe soggiogato la Magna Grecia, i vecchi tratturi e le piste furono trasformati gradualmente in strade. In vista della conquista di Cartagine, Roma, nel II secolo a. C., sull’asse viario naturale già esistente in Lucania e nel Bruzio, costruì una via pavimentata di ghiaia (via glarea strata).

PAGLIARONE

Il nome del costruttore dell’itinerario Regio-Capuam è tuttora in discussione. La ricognizione del Gruppo Archeologico Salernitano, operata sull’antico asse viario Salerno-S. Pietro di Polla, è stata finalizzata soprattutto a localizzare le stazioni (mansiones, mutationes) citate negli Itinerari, a reperire ponti, epigrafi inedite ed eventuali pietre miliari, per poter dare un nome definitivo alla strada romana. Nella riunione dei Gruppi Archeologici d’Italia- Comitato Regionale Campano - fatta ad Avella (AV) in data 31 maggio 1998, il Gruppo Archeologico Salernitano ha proposto di coinvolgere nella ricerca della via romana tutti gli altri Gruppi Archeologici della Campania, della Lucania e della Calabria. Nel Salernitano l’esplorazione finora è stata svolta lungo un tracciato in gran parte sconosciuto all’archeologia ufficiale e nel letto del fiume Sele, dove vi sono i resti sommersi del ponte romano crollato.

La ricerca di superficie, effettuata lungo il tracciato antico della via romana, ha portato finora alla scoperta in località Zancuso, di un cippo lapideo che può essere interpretato come tabelarius e alla scoperta in località Zuppino di Sicignano degli Alburni (SA) di due epigrafi funerarie inedite di epoca romana. L’esplorazione subacquea, effettuata nell’alveo del Sele in corrispondenza del ponte

romano crollato, finora ha portato al recupero di un’àncora datata al V secolo d.C. . Sulla sponda sinistra del fiume Sele, collegata al ponte romano, c’è una lunga e robusta struttura muraria in pietra, completamente spogliata in superficie: è riferibile forse al porto Alburno. Di queste esplorazioni e dei reperti rinvenuti parleremo in séguito.

 

 

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