Il seguente articolo è inserito nella rivista del Gruppo Archeologico Salernitano
"SALTERNUM" ANNO XIII - nn. 22-23
La presentazione della rivista si terrà il giorno Mercoledì 3 Febbraio, ore 18:30 , presso l' Aula Magna dell' Istituto Scolastico Giacinto Vicinanza , Corso Vittorio Emanuele ,135, Salerno.
Tutti coloro che sono interessati sono invitati a partecipare.
Il complesso monumentale di San Pietro si colloca nel centro storico della città di Salerno. La sua storia, molto articolata dal punto di vista architettonico, ha inizio nel I-II sec. d.C. con la costruzione di un complesso termale. Il frigidarium di queste terme costituisce la parte più antica del complesso di S. Pietro a Corte e di conseguenza, pone un termine certo per l’ identificazione del primo periodo di frequentazione della struttura.
Nel V sec. d.C. , in seguito ad un precedente abbandono delle terme , il frigidarium continuò ad essere frequentato, non più come ambiente termale, ma con funzioni totalmente differenti. Infatti esso diventò un luogo religioso che con opportune modifiche fu utilizzato come Ecclesia paleocristiana e Coemeterium. La chiesa e il cimitero destinato ad “ospitare” i corpi delle personalità e delle famiglie più importanti di Salerno, vennero frequentati e utilizzati fino alla prima metà dell’ VIII sec. d.C.
Nell’ VIII sec. d.C. , Arechi II, Principe dei longobardi, scelse la città di Salerno per la costruzione di un suo secondo palazzo il quale, doveva includere al suo interno una cappella privata.
Come luogo di costruzione per la sua cappella , Arechi II individuò l’ ecclesia e il cimitero paleocristiano e dopo aver apportato alcune modifiche architettoniche ( abbattimento delle volte romane e costruzione di pilastri e murature di sostegno) innalzò su di essi la cappella dedicandola ai santi Pietro e Paolo.
Le fondamenta di questa cappella , costituite dalle strutture del frigidarium , dalla chiesa e dal cimitero , diventarono un ambiente ipogeo frequentato soltanto dalla famiglia reale.
Con la fine del regno longobardo e con l’ arrivo dei Normanni a Salerno, la struttura ipogea fu nuovamente frequentata e trasformata in oratorio. In questo periodo storico, (XII-XIII sec. d.C.) vennero realizzate una serie di pitture murali con soggetti religiosi e stile bizantineggiante.
Successivamente, la struttura fu utilizzata come sala pubblica in cui venivano conferite le lauree della Scuola Medica Salernitana finché alla fine del 1500 si verificò l’ abbandono dell’ intero complesso.
Le decorazioni parietali dell’ oratorio furono realizzate con la tecnica dell’ affresco.
In seguito agli scavi archeologici effettuati negli anni ’80 del XX sec. , gli affreschi furono sottoposti ad una serie di restauri finalizzati a preservare la loro integrità strutturale e decorativa.
Attualmente il loro stato di conservazione suscita non poche preoccupazioni poiché, sono ben evidenti svariate forme di degrado che nel corso degli anni hanno agito sugli affreschi creando danni consistenti allo strato pittorico e all’ intonaco sottostante.
I materiali che costituiscono l’ affresco, ma anche tutti quelli che costituiscono ogni altro bene culturale, sono soggetti a questi fenomeni di alterazione e degrado per l’ interazione che si verifica tra essi e l’ ambiente in cui sono situati.
L’ alterazione , è un fenomeno che modifica il materiale senza provocare un peggioramento delle sue proprietà. Essa influisce non sulla consistenza dell’ opera ma sul suo aspetto alterandone il colore o comunque la superficie esterna .
Il degrado invece modifica le proprietà del materiale provocando quindi una perdita di parte dell’ opera. Esso agisce sul bene con fenomeni di consumo e distruzione , attraverso trasformazioni di natura chimica , fisica e biologica .
Sul pilastro arechiano situato nella zona dell’ ecclesia (ambiente D), c’ è l’affresco “ Madonna regina in trono con Bambino e Santa Caterina d’ Alessandria” (Fig.1) realizzato nel XII sec. d.C.

Fig. 1- Madonna regina in trono con bambino e Santa Caterina d’ Alessandria.
L’ intera immagine è circondata da una cornice rossa che risulta mancante in molti punti. Inoltre si può notare una notevole lacuna nella zona destra dell’ immagine che occulta una parte del corpo del Bambino.
Lo stato di conservazione dell’ affresco è mediocre. Le forme di degrado che hanno agito e continuano ad agire su di esso sono in gran parte leggibili sullo strato pittorico, ma si estendono anche all’ intonaco sottostante. Infatti si sta verificando una graduale disgregazione della muratura che in alcune zone, ha provocato la perdita dei colori originali e l’ esposizione in primo piano dello strato di intonaco sottostante.
La disgregazione è la separazione spontanea di grani di materiale senza che si eserciti alcuna azione meccanica su di essi. La sua manifestazione può verificarsi in seguito al passaggio dell’ acqua , che può circolare in una parete attraverso vari fenomeni come la capillarità o l’ infiltrazione. Il suo passaggio può provocare lo scioglimento dei sali che incontra lungo il suo cammino depositandoli altrove. I danni dovuti alla presenza di sali si verificano in seguito all’ evaporazione dell’ acqua , quando essi cristallizzano e quindi aumentano di volume . Si verifica a questo punto una prova di forza tra i cristalli in espansione e le pareti dei pori del materiale in questione; infatti uno dei due dovrà cedere a seconda della loro resistenza . Se l’ intonaco è più resistente , il cristallo verrà espulso sotto forma di efflorescenza , se invece è più forte il sale , le pareti dei pori si romperanno causando la disgregazione dell’ intonaco .

Fig. 2 – Particolare dell’ affresco con evidente disgregazione dello strato pittorico.

Fig. 3 – Particolare dell’ affresco.
Nella fig. 2 è possibile osservare la disgregazione della superficie pittorica che ha provocato l’ esposizione dello strato di intonaco sottostante.
Nella fig. 3 si può osservare nel particolare dell’ ampollina, ciò che resta del colore originale e il risultato cromatico verificatosi in seguito all’ azione della forma di degrado.
Nell’ affresco inoltre è possibile osservare la formazione in alcuni punti di una leggera patina biancastra o patina carbonatica. Negli intonaci a base di calcio , l’ azione combinata dell’ acqua e dell’ anidride carbonica sul calcio può provocare alterazioni chimiche. Quando l’ intonaco di un affresco inizia a far presa , l’ acqua evapora progressivamente trasformando la malta in un composto sempre più compatto . Contemporaneamente in superficie inizia a formarsi una crosta di carbonato di calcio che può rallentare la penetrazione dell’ anidride carbonica nella profondità dell’ intonaco . Di conseguenza , in superficie risulterà uno strato molto duro perché completamente carbonatato , mentre sotto , lo strato sarà più debole, perchè l’ acqua è evaporata prima che tutto l’ idrato di calcio sia entrato in contatto con l’ anidride carbonica e quindi in profondità resterà uno strato di idrato di calcio .A questo punto , se l’ intonaco viene bagnato dalla pioggia o se si trova in ambienti altamente umidi , l’ idrato di calcio può reagire di nuovo con l’ anidride carbonica dell’ aria e quando l’ acqua evapora , può venire in superficie , dove carbonatandosi , continua ad indurire l’ intonaco .
Quando tutto l’ idrato di calcio avrà reagito , l’ umidità non potendo più reagire con esso , provocherà un processo di disgregazione poiché l’ anidride carbonica inizierà ad esercitare la sua azione acida sul carbonato di calcio , trasformandolo in bicarbonato solubile che , quando l’ acqua sarà evaporata , si ridepositerà altrove, sottoforma di un velo bianco di carbonato di calcio .
Alla destra dell’ affresco sopra citato, c’ è una parete anch’ essa di costruzione arechiana sulla quale sono stati realizzati tra la fine del XII sec. e l’ inizio del XIII sec. d.C. una serie di affreschi ovvero, una “Madonna eleusa o della tenerezza”(Fig.4)e una“Teoria di Santi”.
Partendo con l’ analisi dello stato di conservazione della “Madonna della tenerezza” , la situazione risulta molto grave.
Fig. 4- Madonna elusa o della tenerezza
E’ visibile una netta differenza tra la parte alta dell’ affresco che risulta leggibile e in uno stato di conservazione migliore e la parte inferiore notevolmente rovinata. In questa zona manca almeno il 40% della superficie pittorica.
Anche su questo affresco la forma di degrado più evidente consiste nella disgregazione, che in questo caso oltre allo strato pittorico ha interessato anche lo strato di intonaco immediatamente al di sotto.(Fig. 5)

Fig. 5- Particolare dell’ affresco in cui è visibile la disgregazione dello strato pittorico e dello
strato di intonaco sottostante.
È probabile che su di esso abbia agito una percentuale di umidità notevolmente maggiore che sull’ affresco precedente.La realizzazione dell’ affresco in una struttura ipogea, il cui piano di calpestio si trova attualmente a circa 5 m. dall’ attuale piano stradale ha reso possibile la risalita dell’ umidità dal sottosuolo. Questo fenomeno spiega perché la maggioranza delle forme di degrado si sia sviluppata nella parte inferiore dell’ affresco che si trova molto più vicina al piano di calpestio.(Fig. 6).

Fig. 6- Particolare dell’ affresco individuabile nella metà superiore dell’ opera. E’ evidente la
minore gravità della forma di degrado.
Nella zona sinistra dell’ affresco, ancora una volta nella parte inferiore è possibile osservare in uno stesso punto le varie fasi di avanzamento di altre forme di degrado quali rigonfiamento, distacco e caduta dello strato pittorico (Fig.7).

Fig. 7- Particolare con sollevamento e caduta dello strato pittorico
Anche in questo caso la principale causa dello sviluppo di queste forme di degrado è l’ umidità e ancora una volta la parte di affresco interessata è lo strato pittorico.
La superficie esterna di un affresco , quella che riceve lo strato pittorico , si trova sempre in condizione di instabilità maggiore rispetto alla superficie sottostante . Ciò si verifica perché essa costituisce il piano di separazione tra la struttura murale sottostante e l’ ambiente , e quindi , la manifestazione su di essa di fenomeni come l’ evaporazione , la condensazione e il semplice passaggio dell’ acqua , possono creare forme di degrado che generano la disgregazione della materia.

Fig. 8- Particolare con rigonfiamento, distacco e caduta dello strato pittorico
Alla destra della Madonna si possono osservare 2 santi (Fig. 8). Il primo risulta essere S. Giacomo, il secondo invece non offre le caratteristiche necessarie per una chiara identificazione.
Nel verificare il loro stato di conservazione si possono riscontrare le medesime forme di degrado che hanno interessato l’ affresco precedente con soltanto qualche minima differenza.

Fig. 9- Santi.
La parte inferiore dell’ affresco continua ad essere quella maggiormente colpita dal degrado ma anche la parte superiore risulta danneggiata. Soltanto per S. Giacomo la situazione è migliore e il suo volto risulta perfettamente leggibile ma procedendo verso il basso, si può osservare che le mani sono interessate da rigonfiamento, distacco e una minima caduta della pellicola pittorica(Fig 9).

Fig. 10- Particolare della mano di S. Giacomo con evidente distacco e caduta dello strato pittorico.
Ancora più in basso aumentano le aree interessate dal degrado. L’ umidità che risale dal sottosuolo ha generato la comparsa di patine carbonatiche (Fig. 11), ancora una volta cadute dello strato pittorico(Fig. 12), efflorescenze(Fig.13) e concrezioni , dovute al deposito di sali da parte di acque circolanti sul materiale .
Fig. 11- Particolare con patine

Fig. 12- Particolare con distacchi di tipo carbonatico

Fig. 13- Particolare con efflorescenze
La situazione dell’ altro santo è ancora più grave. Oltre alla presenza di lacune, il suo volto risulta sbiadito a causa di patine e concrezioni. La stessa situazione conservativa si può osservare sul resto del corpo oltre,ad una serie di lacune nella parte superiore dell’ affresco.
Alla destra dei due Santi si possono osservare gli ultimi due personaggi affrescati. Si tratta di due Santi Vescovi (Fig.14).

Fig. 14- Santi Vescovi
Anche per questi due personaggi, l’ umidità proveniente dal sottosuolo e quella presente nell’ ambiente sono le cause principali della manifestazione delle forme di degrado.
Sull’ intera superficie dell’ affresco insiste una patina biancastra (Fig. 15) di diverso spessore la cui intensità è maggiore nel vescovo di sinistra. Risulta compromessa l’ esatta lettura dei volti per la caduta dello strato pittorico.
Nella parte inferiore dell’ affresco si ripresenta la situazione riscontrata negli affreschi precedenti. La zona è maggiormente degradata per la risalita dell’ umidità che ancora una volta ha generato patine, concrezioni e cadute dello strato pittorico (Fig. 16).
Fig. 15- Particolare con patine

Fig. 16-Particolare con caduta dello strato pittorico.
Frontalmente al pilastro arechiano si innalza un setto murario anch’ esso di fattura arechiana che divide la sala termale in due parti. La parete, un tempo interamente decorata con affreschi, conserva oggi soltanto un soggetto iconografico nell’ area sinistra e alcuni frammenti in alto a destra. La situazione conservativa di questo affresco che ritrae “San Nicola e il cavallo” è particolarmente grave.

Fig. 17- San Nicola e il cavallo
Diverse tipologie di forme di degrado si alternano e/o si sovrappongono sull’ intera superficie pittorica, protraendosi allo strato di intonaco sottostante.
Ancora una volta, è l’ umidità presente in alte percentuali nella struttura, che regola l’ azione e lo sviluppo di tutti i processi di degrado che mettono a rischio la conservazione di questo affresco.
La grande azione devastatrice dell’ acqua si può osservare gradualmente in questo affresco se si analizzano diverse aree dello stesso in cui le forme di degrado sono avanzate con tempi differenti. La risalita dei sali in superficie si colloca tra le prime manifestazioni evidenti del passaggio dell’ acqua all’ interno della struttura muraria.
Fig. 18- Particolare con risalita dei sali in superficie
Fig. 19- Particolare con risalita dei sali in superficie
La fase successiva prevede il rigonfiamento della pellicola pittorica, il suo distacco e infine la caduta. Contemporaneamente si possono osservare sulla superficie altre efflorescenze saline che continuano la loro azione disgregativa anche all’ interno dell’ intonaco.
Fig. 20- Particolare con rigonfiamento, distacco e caduta della della pellicola pittorica.

Fig. 21- Particolare con rigonfiamento, distacco e cadutadella pellicola pittorica.
Le ultime fasi di questa tipologia di degrado mostrano la disgregazione dello strato pittorico e dell’ intonaco immediatamente al di sotto. In questo affresco inoltre si può osservare una particolare forma di degrado che ha provocato la formazione di piccoli buchi che si estendono dallo strato pittorico a quello di intonaco.

Fig. 22-23 – Particolari con formazione di buchi nello strato pittorico e in quello di intonaco.
Procedendo con un ulteriore analisi della superficie pittorica, si possono notare altre manifestazioni di degrado tra cui una frattura verticale nella zona in basso a destra dell’ affresco e ancora altre zone in cui manca lo strato pittorico. Attualmente in quest’ area non è presente nessuna forma di umidità ma la disgregazione che si sta verificando è probabilmente il risultato del passaggio dell’ acqua in tempi passati.
Fig. 24- Particolare con caduta dello strato pittorico

Fig. 25- Frattura dell’ affresco.
Dallo studio effettuato su tutte le pitture, in considerazione dell’ ambiente in cui esse sono situate e in base alle forme di degrado riscontrate , risulta evidente che la causa principale dell’ alterazione e del degrado sia l’ acqua. Sia che essa abbia agito in forma liquida o di vapore, la sua azione è stata costantemente attiva nel corso degli anni da lasciare danni ingenti su buona parte delle pitture.
Nella struttura di San Pietro a Corte l’ umidità si è diffusa in vari modi.
L’ umidità di condensazione che evaporando , tende a saturare l’ aria nell’ ambiente e quindi a provocare condensazioni sulle altre pareti giustifica la formazione dei veli bianchi di carbonato di calcio e delle efflorescenze sugli affreschi.
L’ umidità di capillarità che circola nei pori dei materiali che compongono le murature giustifica la formazione di efflorescenze e causa l’ erosione e la distruzione delle malte e degli intonaci per solubilizzazione e ricristallizazione dei sali nelle zone di evaporazione.
Infine l’ umidità proveniente dal sottosuolo, dovuta alla struttura ipogea, spiega il motivo della maggiore diffusione delle forme di degrado nelle zone inferiori degli affreschi.
A queste forme di degrado sviluppatesi per cause fisiche, bisogna aggiungere alcune forme di degrado generate da cause biologiche. La probabile presenza di funghi o batteri ha generato la nascita di chiazze nere sulla superficie muraria dell’ abside dell’ ecclesia paleocristiana.

Fig. 26- Abside. Le macchie scure sul muro sono dovute ad un attacco biologic
Complessivamente la condizione conservativa dell’ apparato decorativo di San Pietro a Corte richiede un immediato intervento di restauro.
Le principali fasi del lavoro di conservazione e restauro dovrebbero basarsi sul consolidamento delle parti di strato pittorico che risultano in fase di distacco e sull’ eliminazione delle efflorescenze e delle patine carbonatiche. Queste operazioni hanno il compito di bloccare almeno temporaneamente il lento ma arduo processo di distruzione che sta agendo sugli affreschi. Per rendere duraturo tale intervento bisognerebbe creare le condizioni idonee per ristabilire l’ equilibrio tra le opere, la struttura e l’ ambiente in cui esso di trova. Ciò potrebbe essere concretizzato con la creazione di un idoneo microclima che mantenga costantemente la temperatura ideale per la migliore conservazione degli affreschi.
In questo modo potrebbe essere eliminata l’ umidità di condensazione. Molto difficile se non impossibile invece è riuscire ad eliminare l’ umidità proveniente dal sottosuolo. Nonostante questo impedimento, l’ attuazione degli interventi precedentemente descritti garantirebbe comunque una vita più lunga agli affreschi e all’ intera struttura e con la l’ attuazione di un intervento di restauro pittorico si potrebbe ammirare nuovamente lo splendore originario delle pitture.
Garantire una continuità storica e artistica a questo complesso che testimonia attraverso la sua storia e la sua stratigrafia la crescita sociale e culturale che la città di Salerno ha avuto nei secoli è un dovere che le autorità competenti devono assolvere per salvaguardare il patrimonio artistico di una città che un tempo fu la sede del palazzo ducale del principe dei longobardi Arechi II.
Nessun commento trovato.