Prometeo, è figlio di un Titano, Giapeto e di un'Oceanina, Climene, il suo nome significa "il Previdente", colui che pensa prima , in contrapposizione a quello di un suo fratello Epimeteo l'Imprevidente, colui che pensa dopo. Il mito, dunque, ci consegna l'immagine di un uomo sagace e prudente.
Una prima notizia su questa figura mitologica la incontriamo nella "Teogonia" d'Esiodo (VV 507 segg.), poeta greco vissuto tra la fine del IX e gli inizi dell’ VIII sec .a.C.
Prometeo, non nasce immortale, l'immortalità la raggiungerà in un secondo tempo. Secondo alcuni mitografi egli fu il creatore dell'umanità avendo modellato nell'argilla i primi uomini, ma questa notizia non appare nell'opera d'Esiodo ove, piuttosto, è rappresentato nelle vesti di un benefattore che spinge il suo amore per l'umanità fino alle estreme conseguenze.
Il suo impegno a favore degli uomini comincia con un episodio che si potrebbe definire burlesco: nel corso di un sacrificio solenne a Zeus, Prometeo divise l'animale sacrificato, un bue, in due parti, la prima costituita dalle ossa della vittima spolpate e ricoperte dal grasso, la seconda composta dalla carne coperta dalla pelle. Invitò quindi Zeus a scegliere lasciando l'altra parte ai mortali. Zeus scelse la parte del grasso, ma quando si avvide che sotto c'erano solamente le ossa ci restò male. Decise perciò di punire gli uomini rei di averlo ingannato e li privò del fuoco. Prometeo, allo scopo di vanificare la vendetta divina, prese delle scintille ignee dal carro del Sole e le portò in terra, nascoste in un gambo di finocchio selvatico. Zeus questa volta s'infuriò davvero e mandò sulla terra una donna, secondo Esiodo la prima donna, alla creazione della quale avevano contribuito tutti gli Dèi, fornendola d'ogni qualità desiderabile, si chiamava Pandora perché ricca di tutti i doni possibili.
Epimeteo, il fratello di Prometeo di cui si è già accennato, se ne innamorò e la fece sua sposa, ma, incauto qual era non aveva fatto i conti con la curiosità femminile. C'era un vaso, chiuso ermeticamente da un coperchio che impediva al contenuto di sfuggire, Pandora, presa dalla smania di sapere, non resistette alla tentazione di vedere che cosa ci fosse dentro e tolse il coperchio. Tutti i mali che da allora affliggono l'umanità e che erano racchiusi nel vaso uscirono fuori e si sparsero per il mondo. In fondo rimase solo la speranza a dare un piccolo misero sollievo al genere umano. La punizione riservata a Prometeo fu terribile, trasportato nel Caucaso, si trovò incatenato ad una roccia con un'aquila che gli divorava il fegato che tuttavia si riproduceva in continuazione. Fu liberato da questo tormento da Eracles il quale, nel suo girovagare, trovandosi a passare nei pressi, colpì con una freccia l'aquila e liberò Prometeo. Zeus questa volta non si adirò, anzi fu inorgoglito dal fatto che il figlio che aveva avuto da Alcmena con questa azione potesse accrescere ulteriormente la propria gloria. Però aveva giurato che Prometeo sarebbe rimasto per sempre legato a quella roccia e quindi, per rispettare il giuramento almeno dal punto di vista formale, gl'impose di portare al dito un anello fatto col ferro della catena e con un pezzetto della roccia cui era stato avvinto.
In quel periodo accadde anche che il centauro Chirone fosse stato ferito con una freccia da Eracles. A causa di quella ferita soffriva tremendamente e senza sosta, tanto da desiderare di morire. Ciò tuttavia gli era negato perché il centauro era immortale. Chiese allora a Prometeo di liberarlo dall’immortalità assumendola su di sé. Questi accondiscese e cosi divenne immortale. Zeus non si oppose, anzi gli fu riconoscente perché gli aveva rivelato una profezia secondo la quale il bambino che sarebbe nato da una Nereide, Teti, di cui si era invaghito, sarebbe divenuto più forte e potente del padre. Fu così che Zeus represse i suoi desideri e Teti divenne la sposa di Peleo.