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		<title><![CDATA[Prometeo - di Pietro Crivelli]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">     Prometeo</span>, &egrave; figlio di un Titano, Giapeto e di un'Oceanina, Climene, il suo nome significa "il Previdente", colui che pensa prima , in contrapposizione a quello di un suo fratello Epimeteo l'Imprevidente, colui che pensa dopo. Il mito, dunque, ci consegna l'immagine di un uomo sagace e prudente.<br />     Una prima notizia su questa figura mitologica la incontriamo nella "Teogonia" d'Esiodo (VV 507 segg.), poeta greco vissuto tra la fine del IX e gli inizi dell’ VIII sec .a.C. <br />     Prometeo, non nasce immortale, l'immortalit&agrave; la raggiunger&agrave; in un secondo tempo. Secondo alcuni mitografi egli fu il creatore dell'umanit&agrave; avendo modellato nell'argilla i primi uomini, ma questa notizia non appare nell'opera d'Esiodo ove, piuttosto, &egrave; rappresentato nelle vesti di un benefattore che spinge il suo amore per l'umanit&agrave; fino alle estreme conseguenze.<br />     Il suo impegno a favore degli uomini comincia con un episodio che si potrebbe definire burlesco: nel corso di un sacrificio solenne a Zeus, Prometeo divise l'animale sacrificato, un bue, in due parti, la prima costituita dalle ossa della vittima spolpate e ricoperte dal grasso, la seconda composta dalla carne coperta dalla pelle. Invit&ograve; quindi Zeus a scegliere lasciando l'altra parte ai mortali. Zeus scelse la parte del grasso, ma quando si avvide che sotto c'erano solamente le ossa ci rest&ograve; male. Decise perci&ograve; di punire gli uomini rei di averlo ingannato e li priv&ograve; del fuoco. Prometeo, allo scopo di vanificare la vendetta divina, prese delle scintille ignee dal carro del Sole e le port&ograve; in terra, nascoste in un gambo di finocchio selvatico. Zeus questa volta s'infuri&ograve; davvero e mand&ograve; sulla terra una donna, secondo Esiodo la prima donna, alla creazione della quale avevano contribuito tutti gli D&egrave;i, fornendola d'ogni qualit&agrave; desiderabile, si chiamava <span style="font-weight: bold;">Pandora</span> perch&eacute; ricca di tutti i doni possibili.<br />     <span style="font-weight: bold;">Epimeteo</span>, il fratello di Prometeo di cui si &egrave; gi&agrave; accennato, se ne innamor&ograve; e la fece sua sposa, ma, incauto qual era non aveva fatto i conti con la curiosit&agrave; femminile. C'era un vaso, chiuso ermeticamente da un coperchio che impediva al contenuto di sfuggire, Pandora, presa dalla smania di sapere, non resistette alla tentazione di vedere che cosa ci fosse dentro e tolse il coperchio. Tutti i mali che da allora affliggono l'umanit&agrave; e che erano racchiusi nel vaso uscirono fuori e si sparsero per il mondo. In fondo rimase solo la speranza a dare un piccolo misero sollievo al genere umano. La punizione riservata a Prometeo fu terribile, trasportato nel Caucaso, si trov&ograve; incatenato ad una roccia con un'aquila che gli divorava il fegato che tuttavia si riproduceva in continuazione. Fu liberato da questo tormento da <span style="font-weight: bold;">Eracles</span> il quale, nel suo girovagare, trovandosi a passare nei pressi, colp&igrave; con una freccia l'aquila e liber&ograve; Prometeo. Zeus questa volta non si adir&ograve;, anzi fu inorgoglito dal fatto che il figlio che aveva avuto da Alcmena con questa azione potesse accrescere ulteriormente la propria gloria. Per&ograve; aveva giurato che Prometeo sarebbe rimasto per sempre legato a quella roccia e quindi, per rispettare il giuramento almeno dal punto di vista formale, gl'impose di portare al dito un anello fatto col ferro della catena e con un pezzetto della roccia cui era stato avvinto.<br />     In quel periodo accadde anche che il centauro <span style="font-weight: bold;">Chirone</span> fosse stato ferito con una freccia da Eracles. A causa di quella ferita soffriva tremendamente e senza sosta, tanto da desiderare di morire. Ci&ograve; tuttavia gli era negato perch&eacute; il centauro era immortale. Chiese allora a Prometeo di liberarlo dall’immortalit&agrave; assumendola su di s&eacute;. Questi accondiscese e cosi divenne immortale. Zeus non si oppose, anzi gli fu riconoscente perch&eacute; gli aveva rivelato una profezia secondo la quale il bambino che sarebbe nato da una Nereide, <span style="font-weight: bold;">Teti</span>, di cui si era invaghito, sarebbe divenuto pi&ugrave; forte e potente del padre. Fu cos&igrave; che Zeus represse i suoi desideri e Teti divenne la sposa di Peleo.  </div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Non chiamiamolo più Castel Terracena - di Luca Borsa]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Non chiamiamolo pi&ugrave; Castel Terracena.<br /> Volevo porre alla vostra attenzione un articolo di Vincenzo De Simone in cui viene messa in dubbio l’identificazione delle strutture nella traversa S. Giovanni con i resti del Castel Terracena.<br /> Roberto il Guiscardo, come racconta Amato di Montecassino, fece edificare il castello di Terracena, al duplice scopo, pare, di rafforzare le difese che si erano dimostrate vulnerabili proprio agli attacchi normanni e di fornire i nuovi sovrani di un palazzo del potere diverso da quello longobardo. La sua esistenza fu breve, se raffrontata a quella di edifici consimili, avendo avuto termine, in circostanze che rimangono misteriose, fra il maggio 1251, data della sua ultima citazione, e il 1261, anno della morte di papa Alessandro IV che, per diritti oscuri, don&ograve; ai monaci di san benedetto il suolo sul quale era stato edificato.<br /> Il 28 maggio 1301 Carlo II d’Angi&ograve; esortava lo stratigoto di Salerno affinch&egrave; tornasse nel possesso della regia curia il luogo e la terra ove il castello di Terracena fu edificato e a non permettere che vi si edificasse alcunch&eacute; di nuovo. Il vezzo di voler riconoscere residui dell’edificio normanno negli edifici dalle tarsie policrome che si osservano alla traversa S. Giovanni &egrave; fatto relativamente recente; infatti, Carlo Carucci, nel 1922, nel chiedersi ove fosse il suo sito, bench&eacute; lo cercasse a valle dei complessi di San Benedetto e di San Michele, non pare, alla luce di quanto scrisse, rimanesse particolarmente colpito da quelle strutture e and&ograve; ad identificare l’area che cercava con quella del Castelnuovo. In effetti, alla traversa San Giovanni si osservano due immobili collegati da una coppia di terrazzi-cavalcavia sovrapposti che nulla ci dicono circa l’epoca in cui il collegamento fu realizzato. I due edifici non presentano unit&agrave; di tipologia costruttiva, essendo l’utilizzo delle finestrature difforme, non in asse e non allo stesso livello, la qual cosa accentua l’impressione di posteriorit&agrave; del detto collegamento; le decorazioni a tarsie, almeno a giudicare dalle poche visibili sul manufatto occidentale, presentano pi&ugrave; elementi di similitudine che di unit&agrave; stilistica che possa far pensare ad una continuit&agrave; costruttiva fra le due parti. L’edificio orientale, che presenta una estensione di decorazione maggiore, in realt&agrave; non &egrave; che un sottile fabbricato che male suggerisce di aver contenuto sale o appartamenti regali; ad esso fu addossata da settentrione una costruzione posteriore che venne solo artificiosamente a chiudere la piccola corte e che certamente non fece parte di alcun quadrilatero coevo alla posa in opera delle tarsie. La traversa fra i due edifici non ebbe, come sostenuto da alcuni autori, la funzione di collegamento fra due corti interne ad un’area palaziata, in quanto, uscendo da essa verso meridione, si nota, adiacente a quello che dovrebbe essere stato, in tale ipotesi, il frinte interno alla seconda corte dell’edificio orientale, una costruzione con porta metallica: si tratta del sito della chiesa parrocchiale di San Giovanni Cannabariis, l&igrave; esistente, in area pubblica, almeno dal gennaio 1131, epoca della sua prima citazione giunta fino a noi, ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale che la distrussero. Alla traversa san Giovanni, dunque, ci troviamo non in presenza di residui della reggia normanna, di impossibile esistenza, non essendo rimasta che il nudo suolo, ma di una edilizia privata che, lungi dall’essere sminuita da questa non appartenenza, testimonia (altro esempio Palazzo Fruscione) della capacit&ograve; culturale ed economica di soggetti diversi dalle dinastie regnanti e dalle gerarchie ecclesiastiche di munirsi di residenze di pregio. Naturalmente, restiamo grati a chi ha voluto attirare l’attenzione di addetti ai lavori spesso distratti su questo sito da riscoprire e tutelare; auguriamoci che si ponga mano al recupero dell’area intorno ad esso, magari curando di non aggiungere qualche nuovo scempio a quelli gi&agrave; perpetrati; consideriamolo, se ci piace, insieme ad altri consimili esistenti in citt&agrave;; ma per favore, non chiamiamolo Castel Terracena.]]></content>
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		<title><![CDATA[Pietro Crivelli - Osservazioni sulla figura di Odisseo.]]></title>
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<![endif]--><font size="2"><span style="font-size: 12pt; font-family: Tahoma;">II mondo greco ha avuto sempre una profonda ammirazione per l'opera di Omero non solo riconoscendone il grande valore poetico, ma anche ravvisandovi, a torto o a ragione, la narrazione di vicende realmente accadute e facenti parte della storia del popolo ellenico. Ma non solo, si deve anche notare che, nell&rsquo;educazione di un giovane, una parte rilevante era rappresentata dallo studio e dalla memorizzazione di molti passi di poesia omerica proprio perch&eacute; si riteneva trattarsi di un apprendimento fondamentale e formativo: &quot;<span style="color: rgb(153, 51, 0);"> </span><span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">I filosofi Platone e Aristotele non mancarono di disseminare citazioni omeriche nelle loro lezioni e trattati, perpetuando [...] l'immagine di un Omero sorgente capitale di saggezza,...</span>&quot; (<span style="font-weight: bold;">1</span>) Una storia, dicevamo, fantastica fin che si voglia, ma non del tutto lontana dalla realt&agrave;, chiaramente non per quanto riguarda le vicissitudini dei singoli personaggi i quali potrebbero essere puramente immaginari, ma per ci&ograve; che pi&ugrave; in generale appartiene alle vicende dei popoli. In fondo <span style="font-weight: bold;">Heinrich Schliemann</span> aveva creduto ai poemi omerici e la sua fede era stata premiata.</span></font>  </div>
<p style="margin: 0cm 0.95pt 0.0001pt 0.5pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 34.8pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">La poesia omerica ebbe anche, sia pure indirettamente, alcuni risvolti politici. A <span style="font-weight: bold;">Sicione</span>, ove all'inizio del VI secolo il potere era gi</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> da circa un cinquantennio saldamente detenuto dagli Ortagoridi - il personaggio pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> rilevante di quella dinastia fu Clistene - in odio alla citt</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> vicina e rivale Argo, fu, tra l'altro, proibito agli aedi di cantare i poemi omerici perch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> ivi ricorre costantemente l'esaltazione degli eroi argivi. Tanto poteva essere grande la suggestione esercitata da quelle opere nella mente dei Greci.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.25pt; text-indent: 45.1pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Sar</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> anche bene ricordare che il mito rappresenta una forma di storia sui generis, gli argomenti dei miti saltano e rimbalzano da un narratore all'altro, da un mitografo ad un poeta e viceversa ma restano sostanzialmente sempre gli stessi, si tramandano senza differenze apprezzabili a dimostrazione di uno scrupolo profondamente avvertito di non alterare la memoria ereditata per trasmetterla integra ai posteri. Le aggiunte, le trasformazioni avverranno molto pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> tardi quando sar</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> venuto a mancare, o quanto meno si sar</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> attenuato quel rigore quasi religioso che presiedeva alla trasmissione del ricordo dei fatti remoti. Se </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> vero che il pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> bel romanzo che si possa immaginare, perennemente in corso di composizione, </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> la Storia allora dobbiamo pensare ai miti come ai primi capitoli dell'opera.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.95pt; text-indent: 42.25pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">L'assenza di una tradizione scritta non </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> un ostacolo di tal fatta da impedire che possano essere tramandati i ricordi degli eventi accaduti in tempi lontani. I testi di epoca micenea in &quot;<span style="font-weight: bold;">lineare B</span>&quot; giunti fino a noi non hanno alcunch&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;">di letterario, sono solo elenchi inventariali per l'amministrazione del &quot;palazzo&quot;, </span><span style="font-size: 12pt;">importanti per la conoscenza del modo di vivere e di organizzazione della societ</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave; </span><span style="font-size: 12pt;">dell'epoca, ma di scarsa utilit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> nella ricostruzione degli avvenimenti. Quella che invece non deve essere sottovalutata </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> la tradizione orale che noi moderni, adusi alla scrittura, siamo piuttosto inclini a minimizzare (<span style="font-weight: bold;">2</span>). Dovremmo invece cercare di approfondire maggiormente l'indagine su questi antichi racconti per coglierne pienamente i significati non sempre evidenti liberandoli altres</span><span style="font-size: 12pt;">&igrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> da superfetazioni spurie molto spesso fuorvianti.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Le figure che sono legate al mondo eroico cos</span><span style="font-size: 12pt;">&igrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> efficacemente descritto in quelle opere grandiose hanno tuttora una notevole presa nella mente del pubblico anche di quello di cultura non particolarmente elevata. Achille, Ettore, Aiace, Ulisse (Odisseo) sono nomi ricorrenti frequentemente nell'onomastica attuale e certamente a nessuno sfugge che a ciascuno di quei nomi si lega, ereditata dall' &quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">epos</span>&quot; omerico, una caratteristica che lo distingue: Achille </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> il grande guerriero invulnerabile, forte nel combattimento e forte nella corsa, Ettore il &quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">defensor patriae</span>&quot;, pronto al sacrificio supremo, simbolo di tutti coloro che per la patria si sono immolati, Aiace </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> l'uomo duro e forte per antonomasia e l'ultimo, <span style="font-weight: bold;">Odisseo</span>, quegli che </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave; </span><span style="font-size: 12pt;">dotato di una superiore intelligenza e sagacia, maestro di mille astuzie, e navigatore instancabile. Vediamo per</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"> se l'immagine che ci </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> stata trasmessa di questo navigatore risponda al vero oppure sia sostanzialmente diversa.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Sebbene la leggenda che nel corso del tempo si </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> venuta creando attorno al personaggio faccia pensare il contrario, l'Odisseo omerico in realt</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> non </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> un marinaio nel senso vero del termine, egli, pur essendo il re di un'isola, Itaca, </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> piuttosto l'antitesi dell'uomo di mare, non </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> il navigatore attratto dall'ignoto, dall'avventura, dal desiderio di conoscere altre terre e altri popoli, anzi, se potesse fuggirebbe tutto questo. Naviga, suo malgrado, animato da un solo scopo: sopravvivere e tornare a casa, al suo &quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">oikos</span>&quot;. E&rsquo; decisamente l'opposto dell' Ulisse dantesco:</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<div style="background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: center;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">&quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti,</span></span></font></div>
<div style="font-family: Tahoma; font-style: italic; text-align: center; color: rgb(153, 51, 0);">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: center;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">ma per seguir virtute e conoscenza</span><span style="color: rgb(153, 51, 0);"> </span>&quot;. (Inf. XXVI-118/120)</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.95pt; text-indent: 42.25pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Nell'eroe omerico non troviamo alcuna traccia di questa aspirazione a rendere noto l'ignoto, manca del tutto lo spirito dell'esploratore, egli subisce, non cerca l'avventura. Dopo le vicende della guerra di Troia, allorch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> s'imbarca, la sua meta </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> Itaca, magari con qualche scalo lungo la rotta per fare preda secondo un consolidato costume dell'epoca, ma lo scopo </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> il ritorno, il &quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">n</span></span><span style="font-size: 12pt; font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">stos</span>&quot;. </span><span style="font-size: 12pt;">Egli, anche quando disponeva della sua flottiglia al completo (dodici navi dipinte di rosso, Iliade II. vv. 631/637), navigava perch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> era costretto a farlo, percorreva il mare non con l'animo di un Colombo o di un Magellano, ma con quello di un uomo obbligato dalle circostanze avverse a percorrere il mare, non era veramente un navigatore, era piuttosto un naufrago e del naufrago aveva la mentalit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;">, ma anche una volont</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> fortissima di sopravvivere per raggiungere finalmente il focolare domestico. Beninteso non era un vile, quando era necessario affrontava i pericoli con animo saldo e determinato, solo non li andava a cercare sul mare per puro spirito d'avventura, in questo caso non avrebbe certo dimostrato di essere degno della fama di uomo intelligente e prudente per cui andava famoso. Dopo avere affrontato tanti pericoli e sopportato stoicamente tante traversie non si avverte in lui il bench</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> minimo accenno di cedimento, sembra invece che la sua determinazione a lottare per il ritorno si faccia sempre pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> forte. Allorch&eacute; fu lasciato libero di partire dall'isola <span style="font-weight: bold;">Og</span></span><span style="font-size: 12pt; font-weight: bold;">&igrave;</span><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-weight: bold;">gia</span>, ove per sette anni era stato trattenuto dalla dea Calypso, non esit</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"> a riprendere la navigazione da solo, su una fragile zattera, un natante chiaramente assai poco affidabile, per tornare finalmente a casa. Ma, si osservi bene, il vero eroismo dell'uomo deve essere visto soprattutto in questo: nella scelta fatta consapevolmente di rimanere uomo, semplicemente un uomo, e nella umana condizione sopportare fino alle estreme conseguenze tutto il sopportabile rifiutando l'immortalit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> e l'eterna giovinezza offertegli da Calypso. In questa sua scelta, fatta senza esitazioni e tentennamenti, sembra che si possa </span><span style="font-size: 12pt;">riconoscere l'orgoglio quasi ostentato di sentirsi totalmente uomo. Per</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"> anche qui pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> che altrove resta evidente il fatto che il suo polo di attrazione era I' <span>&quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">oikos</span>&quot;, </span>non l'avventura e la conoscenza anche se queste talvolta sembrano prendere il sopravvento quando (libro XII dell' Odissea) non vuole rinunciare ad ascoltare il canto delle Sirene oppure nel momento in cui chiede a Circe come regolarsi per affrontare, armi in pugno, Scylla, il mostro a sei teste che lo attende al passaggio dello Stretto. Non dimentica neppure di essere un guerriero a cui si addice di combattere per fare preda, vedi la razzia, finita male, nel paese dei Ciconi (Odissea, IX-vv. 39/67).</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.5pt 0.0001pt 0.95pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.95pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Probabilmente </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> dalla sovrapposizione delle due immagini di persona sagace e di uomo costretto volente o nolente a navigare che si </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> creata quella dell' uomo di mare.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.5pt 0.0001pt 0.7pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.7pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Sar</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> forse il caso di indagare, ma in altra sede, quanto il mito di Odissee abbia influenzato le saghe successive come quella dell' &quot;<span style="font-weight: bold;">Olandese Volante</span>&quot;, nata dalla fantasia popolare dell'Europa del Nord e ripresa mirabilmente da Richard Wagner, o l'altra della &quot;<span style="font-weight: bold;">Ballata del Vecchio Marinaio</span>&quot; del poeta inglese Samuel Coleridge. Ambedue i protagonisti erano condannati ad andare per mare contro ogni loro desiderio.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.7pt 0.0001pt 0.5pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.5pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">L'eroe, nella visione che ne ha avuto il mondo greco, </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> passato per diverse e contrastanti valutazioni. I poemi omerici ci mostrano un personaggio sagace ed accorto pronto a risolvere a proprio vantaggio le situazioni pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave; </span><span style="font-size: 12pt;">sfavorevoli nelle quali si viene a trovare, coraggioso e perci</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"> valente nell' affrontare i pericoli senza la minima esitazione; nel X libro dell'Iliade lo vediamo intraprendere in compagnia di Diomede una notturna &quot;azione di pattugliamento&quot; dietro le linee nemiche e anche in questa circostanza il poeta mette bene in evidenza il coraggio nell'azione e l'abilit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> posta in essere da Odisseo nel corso dell'interrogatorio a cui sottopone il prigioniero Dolone. Altrove lo troviamo che si </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave; </span><span style="font-size: 12pt;">introdotto furtivamente e con grande rischio fin dentro la citt</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> di Troia per carpire informazioni (Odissea IV w. 241 / 256). Sua fu l'idea di costruire il famoso cavallo che avrebbe permesso la conquista della citt</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> assediata inutilmente per dieci anni.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.95pt 0.0001pt 0.5pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.5pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Bisogna tuttavia tenere conto della mentalit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> corrente nel mondo miceneo, nel libro VII dell'Iliade (w. 138 e segg.) <span style="font-weight: bold;">Nestore</span> narra la lotta dei cittadini di Pilo contro i confinanti Arcadi e l'uccisione in un'imboscata di Areitoo da parte dell'arcade Licurgo. A giudizio di Nestore si </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> trattato di un atto sleale. In quel mondo l'astuzia in combattimento, l'agguato ed ogni mossa preventiva che possa mettere il nemico in posizione d'inferiorit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> un atto degno di riprovazione. Questo da un punto di vista solo teorico perch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> anche Achille, presentato come un campione di lealt</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;">, assume un comportamento del genere quando tende il famoso agguato a Trailo. E' un episodio che ha ispirato diverse pitture vascolari (vedi la coppa laconica al museo del Louvre). Un siffatto modo di vedere arrecher</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> un grande nocumento al modo in cui verr</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> rappresentato l'eroe itacese con il passare del tempo.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 1.2pt; text-indent: 42.7pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Nel complesso la figura di Odisseo nell'Iliade </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> presentata in modo favorevole. C'</span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> un solo punto nel quale la sua immagine appare un poco offuscata ed </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> nel racconto della lotta con Aiace Telamonio che si svolge nel corso dei giochi funebri in onore di Patroclo. Qui il poeta sembra non apprezzare molto la tecnica &quot;judoistica&quot; messa in pratica da Odisseo per atterrare il pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> forzuto avversario. Come si vede la mentalit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> di quei tempi non era ancora matura per valutare positivamente le capacit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> dell'intelligenza quando essa prevaleva nel confronto sulla pura forza fisica. Questo atteggiamento sar</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> radicalmente capovolto non molti decenni a seguire.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.25pt; text-indent: 42.5pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Ma forse ancora a quella mentalit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> si lega quanto di negativo si diffonder</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> sulla figura dell'eroe che viene talvolta ritenuto figlio di un personaggio dalle caratteristiche quanto meno discutibili: <span style="font-weight: bold;">Sisifo</span>, colui che avendo subito un furto di bestiame da parte di Autolico, ladro famoso, s'intrufola nella casa del predatore, approfittando della confusione createsi in seguito alla scoperta del ladrocinio, e ne seduce la figlia Anticlea che generer</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> Odisseo. &quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);">Mater </span><span><span style="font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);">semper certa est, pater numquam</span>&quot;, </span>Laerte o Sisifo? Ma forse l'attribuzione della paternit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave; </span><span style="font-size: 12pt;">a Sisifo </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> stata suggerita dal fatto che anche quello era dotato di un'astuzia straordinariamente viva; non era stato forse lui che era riuscito ad imprigionare </span><span style="font-size: 12pt;">Ade, il signore degli Inferi, con i suoi stessi ceppi? A quanto sembra per</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;, </span><span style="font-size: 12pt;">Omero non era al corrente di questa pretesa ascendenza.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.5pt; text-indent: 42.95pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">In ogni caso sembra che si possa dire che nel mondo miceneo l'uomo dotato di un&rsquo;intelligenza superiore alla norma, sagace e astuto era visto con un misto di ammirazione e di diffidenza. La prima perch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> non </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> possibile non provare rispetto per uomini simili, l'altra perch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> ci si sentiva disarmati nei loro confronti avendo coscienza della propria inadeguatezza.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.25pt 0.0001pt 0.5pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.7pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Nella valutazione della figura dell'eroe un argomento da tenere presente </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> la costante protezione che gli </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> accordata da Athena, dea della sapienza, della saggezza, dell'operare con sagacia e ingegno. La contiguit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> della figura dell'uomo scaltro, intelligente e dissimulatore per antonomasia con quella della divinit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> che in qualche modo presiede e governa queste caratteristiche vale ad innalzare l'aspetto umano del primo, a nobilitarlo con quel tanto di divino che gli viene conferito dalla protezione della dea.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.5pt; text-indent: 42.7pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Il poeta che dell'itacese da l'immagine peggiore </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> senza dubbio <span style="font-weight: bold;">Sofocle</span>, l'autore del Filettate, in cui Neott</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;">lemo, il figlio di Achille, mostra una non celata ripugnanza per Odissee e per i suoi metodi che in quell&rsquo;opera appaiono certamente odiosi. Ma il tragediografo compose il Filettate intorno al 409 a.C. poco prima di morire novantenne, pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> di tre secoli dopo la stesura definitiva dell'Iliade e dell'Odissea, quando la primitiva immagine dell'eroe era stata abbondantemente inquinata dai racconti elaborati in un periodo successivo e il fatto che Sofocle fosse indicato come <span>&quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">l'Omero della tragedia</span>&quot; </span>(<span style="font-weight: bold;">3</span>), deve essere riferito piuttosto alt' importanza del poeta tragico e non certamente ad una consonanza d'idee. Va anche osservato che lo stesso tragedo in un'altra opera, l'Aiace, composta pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> di cinquanta anni prima, mostra una considerazione dell'itacese totalmente diversa e assolutamente positiva. Contemporaneamente sembra porre a confronto I' ideale eroico rappresentato da Aiace con il <span>&quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">...nuovo ethos del quinto secolo, quell' <equilibrio> di cui </equilibrio></span></span></span><span style="font-size: 12pt; font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);"> tipica immagine la sophrosyne di Odisseo</span>&quot;. </span><span style="font-size: 12pt;">(<span style="font-weight: bold;">4</span>)</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.5pt 0.0001pt 0.25pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 29.05pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">II coraggio di Odisseo viene col tempo trascurato e sminuito per lasciare spazio solamente alla sua astuzia, <span style="font-weight: bold;">Luciano di Samosata</span> (II sec. d.C.) nel dialogo &quot;Ciclope e Posidone&quot; fa dire a quest'ultimo che Odisseo non </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> un coraggioso &quot;<span style="font-weight: bold; font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">oud</span></span><span style="font-size: 12pt; font-weight: bold; font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">&egrave; p&agrave;ny euthars&egrave;s </span><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-weight: bold; font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">&ograve;n</span>&rdquo;</span><span style="font-size: 12pt;">. </span><span style="font-size: 12pt;">Sembra evidente che la figura diviene col passare del tempo sempre pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> complessa e difficile da decifrare.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.25pt 0.0001pt 0.5pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.95pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">In ogni modo la fama dell'eroe omerico resta viva nel tempo e continua ad arricchirsi di attribuzioni nuove e di nuove sfumature caratteriali: L'indovino Tiresia (Odissea XI 100/137) predice ancora sventure prima del ritorno ad Itaca e quindi gli ordina, poi che abbia risolto i problemi domestici che lo attendono al rientro, di riprendere le sue peregrinazioni finch</span><span style="font-size: 12pt;">&eacute;</span><span style="font-size: 12pt;"> non giunga in una terra ove il mare sia sconosciuto e gli abitanti si nutrano di cibo senza sale. Ivi dovr</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave; </span><span style="font-size: 12pt;">sacrificare a Poseidone il quale solo allora sar</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> indotto a deporre la sua ira per l'accecamento del figlio Polifemo. Questa imposizione di Tiresia </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> all'origine di tutta una serie di racconti sui viaggi dell'eroe che lo vedono ora qua ora l</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave; </span><span style="font-size: 12pt;">coinvolto in vicende fantastiche soprattutto in Tesprozia ove avrebbe sposato Callidice regina dei Tesprozi. Da quel matrimonio sarebbe nato Polipete.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.25pt 0.0001pt 0.5pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.25pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Come si pu</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"> osservare i racconti sono tanti e spesso contrastanti. Alcuni autori piuttosto tardi (Servio, Pausania e altri) negano addirittura che Penelope sia rimasta per tanto tempo fedele ad Odisseo, l'accusano di essersi unita con ciascuno dei pretendenti cancellando in tal modo la figura della sposa esemplarmente casta che ci era stata fornita da Omero; dall'unione di Penelope con i Proci sarebbe nato un figlio a cui sarebbe stato dato il nome di Pan a significare che esso era il figlio di tutti. Questo radicale capovolgimento d'immagine </span><span style="font-size: 12pt;">&egrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> certamente una prova evidente di quanto la rappresentazione del personaggio possa essersi deteriorata nel tempo per successive aggiunte ed invenzioni che spesso si spingono fino al completo ribaltamento delle caratteristiche iniziali. Di qui la necessit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> assoluta di diffidare in questo tipo d'indagini degli autori pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> recenti i quali hanno avuto modo di raccogliere acriticamente, quando non di inventare, notizie che poco hanno a che vedere con il personaggio delle origini. Si potrebbe forse aggiungere la considerazione che la diffusione della scrittura aveva in certo qua! modo attenuato quel senso di responsabilit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> degli antichi aedi per i quali era un punto d'onore, un dovere assoluto, tramandare i miti senza alterarli. Non </span><span style="font-size: 12pt;">sembra un fatto accidentale che siffatte aggiunte e trasformazioni si siano manifestate a mano a mano che la scrittura diveniva di uso comune e che le ritroviamo soprattutto nelle opere di autori recenti.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.7pt; text-indent: 42.5pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-weight: bold;">Esiodo</span> (<span style="font-weight: bold;">5</span>) riferisce che dall'incontro di Odissee con la maga Circe sarebbero nati Agrio, Telegono e Latino, quest'ultimo eroe eponimo del Lazio: da qui sicuramente scaturisce la popolarit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave; nel mondo romano dell'eroe noto come Ulisse (la trasformazione dal greco Odysseus nel latino Ulisse diviene pi&ugrave; chiaramente comprensibile se si osserva che ad Atene, Corinto ed in altre localit&agrave; il personaggio era noto col nome di Olysseus).</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.5pt 0.0001pt 0.25pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Altri Autori, per lo pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave; tardi, come <span style="font-weight: bold;">Pausania</span> (II sec. d.C.), aggiungono nuove informazioni sugli ultimi anni della vita dell'eroe. Sono resoconti piuttosto ingarbugliati e spesso contraddittori sui quali &egrave; inutile soffermerei suggerendo invece a chi volesse conoscere pi&ugrave; a fondo l'argomento di consultare &quot; I MITI GRECI&quot; di <span style="font-weight: bold;">Robert Graves</span> edito in Italia da Longanesi. L'unico punto che merita di essere ricordato &egrave; quello che vuole che Odissee sia morto per mano del figlio Telegono che era arrivato ad Itaca alla ricerca del padre. Era sbarcato pensando di essere giunto a Corcira e qui, scontrandosi con gli abitanti accorsi a difesa della loro terra, nel corso della lotta uccise il genitore che non aveva mai veduto. Successivamente Telegono avrebbe sposato Penelope (che per&ograve; oramai doveva avere superato i quaranta anni, un'et&agrave; piuttosto avanzata per quei tempi se si pensa che, secondo gli antropologi, la vita media era al di sotto dei quaranta) mentre il figlio di questa, Telemaco, sarebbe divenuto lo sposo di Circe. Tutti questi racconti appaiono alquanto confusi, ma questo guazzabuglio, che nasce in gran parte dalla grande popolarit&agrave; dell'immagine dell'eroe, &egrave; tuttavia una dimostrazione della fortuna avuta nel tempo dalla figura di <span>&quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">quell'uom di multiforme ingegno</span><span style="color: rgb(153, 51, 0);">...</span>&quot;</span></span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 0cm 0.7pt 0.0001pt 0.25pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: 42.7pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">E' molto probabile, ma comunque da verificare, che la leggenda epica dell'eroe, forzato del mare, risalga al periodo Miceneo ed alle prime esperienze di navigazione che quel popolo fece su lunghe distanze. I racconti pi</span><span style="font-size: 12pt;">&ugrave; o meno fantastici dei naviganti inclini, per umana debolezza, ad amplificare le avventure vissute nei loro viaggi, sarebbero in gran parte confluiti nelle vicende di un unico personaggio che in s&eacute; le avrebbe riassunte ed &egrave; ragionevole pensare che in seguito la narrazione delle peripezie da questo affrontate sia stata inserita nell'Odissea. Un indizio che suffragherebbe questa ipotesi lo si pu&ograve; riconoscere nel gruppo compatto dei libri dal IX al XII ove l'eroe, alla corte di Alcinoo, narra le sue traversie nel corso delle quali incontra mostri e giganti che, presenti nell'Odissea, sono del tutto assenti nell' Iliade. Queste figure immaginarie potrebbero rappresentare un'eco di leggende fantastiche e paurose risalenti ad un periodo notevolmente pi&ugrave; remoto dei fatti della guerra troiana. Se cosi fosse i racconti delle vicissitudini del re di Itaca dovrebbero lecitamente essere posti acc&egrave;nto a quelli del mito degli Argonauti come una memoria di avvenimenti pregressi, sublimati nel mito, ove il fantastico assume un particolare valore di esaltazione dell'eroe e delle sue imprese, ma anche di ricordo di eventi accaduti. D'altra parte oggi sappiamo dai ritrovamenti archeologici che le localit&agrave; toccate da Odissee erano tutte ben note ai navigatori Micenei. In fondo abbiamo gi&agrave; detto che il mito &egrave; il progenitore della storia e perci&ograve; non dobbiamo meravigliarci.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.25pt; text-indent: 42pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Avevamo osservato la differente immagine del protagonista dell'Odissea e dell'Ulisse dantesco. <span style="font-weight: bold;">Natalino Sapegno</span> in una nota del suo commento alla Divina Commedia afferma testualmente <span>&quot;<span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">Dante ignorava senza dubbio sia i poemi omerici sia i tardivi riassunti di quelli, che pur ebbero corso nelle scuole medievali, dove si paria del ritorno di Ulisse in Itaca</span><span style="color: rgb(153, 51, 0);">.</span>&quot; </span>Possiamo perci</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve; arguire che le informazioni che aveva Dante sulla figura di Ulisse fossero piuttosto generiche e approssimative, certamente di seconda mano, di qui I' immagine dell'eroe che in realt&agrave; dopo una pi&ugrave; attenta osservazione sembra apparire piuttosto un antieroe, qualit&agrave; questa che a noi lo rende pi&ugrave; vicino e pi&ugrave; simpatico.</span></font></p>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<div style="margin: 10.8pt 0cm 0.0001pt 222pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Pietro Crivelli</span></font></div>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<div style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 12.25pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2">&nbsp;</font></div>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<div style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 12.25pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">Note:</span></font></div>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: justify;">  </div>
<p style="margin: 11.5pt 0cm 0.0001pt 34.55pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: -21.85pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: left;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">1)&nbsp;- G.S.Kirk in <la university="" cambridge="" della="" greca="" letteratura=""> Mondadori, Milano 1989. pag. 78.</la></span></font></p>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: left;">  </div>
<div style="text-align: left;"> </div>
<p style="margin: 0.25pt 0cm 0.0001pt 32.9pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; text-indent: -21.35pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: left;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">2)&nbsp;- II prof. P.Bartoloni, nel corso di una conferenza (Paestum, 26 maggio 2001 ), avente per argomento &quot; La Sardegna Punica&quot;, riferiva che, durante una prospezione per iniziare uno scavo archeologico in una localit</span><span style="font-size: 12pt;">&agrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> della Sardegna, si sent</span><span style="font-size: 12pt;">&igrave;</span><span style="font-size: 12pt;"> dire da un pastore del luogo che nel punto ove si trovavano, in antico e' era una <span>&quot;chiesa&quot;. </span>Il successivo scavo port</span><span style="font-size: 12pt;">&ograve;</span><span style="font-size: 12pt;"> alla luce i ruderi di un tempio punico. Per oltre due millenni si era conservata la memoria non solo della presenza dell'edificio ma anche della sua funzione cultuale.</span></font></p>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: left;">  </div>
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<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 12pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: left;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">3)&nbsp;- Polemone, citato da Diogene Laerzio 4.20.</span></font></p>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="font-family: Tahoma; text-align: left;">  </div>
<div style="text-align: left;"> </div>
<p style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 11.5pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: left;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">4) - P.E.Easterling in&lt; La letteratura Greca...&gt;Milano1989.pag. 543.</span></font></p>
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<div style="font-family: Tahoma; text-align: left;">  </div>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="background: white none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 11.75pt; line-height: 11.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family: Tahoma; text-align: left;"><font size="2"><span style="font-size: 12pt;">5)&nbsp;- Teogonia w: 1011/1014.</span></font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.gruppoarcheologicosalernitano.org/dblog3/articolo.asp?articolo=6"/>
		<issued>2009-01-06T20:25:59+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Editto di Rotari - di Pietro Crivelli]]></title>
		<id>http://www.gruppoarcheologicosalernitano.org/dblog3/articolo.asp?articolo=5</id>
		<created>2008-12-14T19:41:12+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Non tutti hanno letto l'EDITTO DI ROTARI. Fu emanato dal re longobardo Rotari verso la fine del mese di novembre dell'anno 643. I pi&ugrave; pignoli affermano che la promulgazione sia avvenuta alla mezzanotte tra il 22 e il 23 del mese. Comunque sia, l'importante &egrave; che lo scopo a cui tendeva era quello di comporre le vertenze per delitti di sangue tra le famiglie sostituendo alle &quot;faide&quot;, sanguinose e sempre rinnovatesi, un risarcimento in denaro, il &quot;guidrigildo&quot;.</p>
<p>Tra le norme previste ce n'era una che comminava la pena di morte alla moglie che avesse ucciso il marito, ma una pena pecuniaria in caso contrario. L'importo della pena era tuttavia cos&igrave; elevato da andare ben oltre le disponibilit&agrave; economiche della maggioranza, con la conseguenza che gl'insolventi si sarebbero ritrovati condannati ai lavori forzati.</p>
<p>Riflettendo su questo punto, lo possiamo considerare un piccolo passo avanti nell'equiparazione dei sessi oppure un permanere della disparit&agrave;?</p>
<p align="center"><img alt="L'Editto di Rotari" src="/public/dblog3\Editto di Rotari.jpg" /></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.gruppoarcheologicosalernitano.org/dblog3/articolo.asp?articolo=5"/>
		<issued>2008-12-14T19:41:12+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Dalle Nares Lucanae, l'8 aprile - di Felice Pastore]]></title>
		<id>http://www.gruppoarcheologicosalernitano.org/dblog3/articolo.asp?articolo=4</id>
		<created>2008-12-14T19:14:14+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify">Si inaugura con questo articolo il blog a cui &egrave; stato dato il nome “cocci di storia”. La scelta &egrave; caduta su una epistola di Marco Tullio Cicerone per omaggiare le origini paterne del suo amministratore, Antonio Brindisi, ancora oggi radicate sul territorio. </p>
<p align="center"><img alt="Cicerone" src="/public/dblog3\Cicerone.jpg" /></p>
<p align="justify">Infatti, si tratta di una lettera dell’eccelso oratore, scrittore e uomo politico latino (Arpino 106 a. C. - Formia 43 a. C.), che scrive dalle <em>Nares Lucanae</em> a Tito Pomponio Attico, l'amico e confidente pi&ugrave; importante, in un momento molto difficile della sua vita. </p>
<p align="center"><img alt="Nares Lucanae" src="/public/dblog3\Nares Lucane.jpg" /></p>
<p align="justify">In quel tempo a Roma si era da poco concluso il processo dei <em>catilinari</em> con la condanna a morte di Cetego e Lentulo, i fedelissimi di Lucio Sergio Catilina (per lo pi&ugrave; noto per la congiura che porta il suo nome, un tentativo di sovvertire la Repubblica Romana, ed in particolare il potere oligarchico del Senato), che non erano scappati con il loro capo, poi morto in battaglia a Pistoia (62 a.C.). Le <em>Nares Lucanae</em> furono identificate in un primo momento nel territorio della frazione Scorzo di Sicignano degli Alburni. Oggi, grazie alla ricerca sistematica sul territorio fatta dal Gruppo Archeologico Salernitano e alle campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, sono state identificate con la frazione Zuppino di Sicignano degli Alburni, in loc. Pisciaricolo, Casale e Badia. Sembra che sia stato localizzato anche un tempio, forse dedicato a qualche divinit&agrave; locale (dio Alburno?). E veniamo ai fatti di allora che condussero Cicerone sulla via dell’esilio forzato. Alla formazione del primo triumvirato (60 a.C.) tra Cesare, Pompeo e Crasso, per ragioni di opportunit&agrave; politica Cicerone non prese subito una posizione netta. Ne approfitt&ograve; un personaggio, Publio Clodio Pulcro, di rango patrizio, di depravati costumi, denunciato e messo sotto processo da Cicerone per aver profanato la festa della <em>Bona Dea</em>, in combutta con l’allora moglie di Giulio Cesare, Pompea, con la quale intratteneva una tresca amorosa. Publio Clodio per poter essere eletto tribuno della plebe aveva dovuto rinunziare al patriziato. Una volta assurto a questa carica, present&ograve; e fece approvare in Senato, nel 58 a. C., una legge con cui veniva condannato all'esilio (in un luogo che doveva distare 400 miglia da Roma, <em>sine aqua et igni</em>) chiunque avesse fatto uccidere un cittadino romano senza la regolare sanzione del popolo. Era chiaro l’intento di Publio Clodio di vendicarsi <em>in primis</em> del torto subito e nello stesso tempo sbarazzarsi di un uomo che potesse frenargli l’ascesa al potere. Cicerone, implicato nell'esecuzione sommaria dei <em>catilinari</em>, a cui aveva negato l’appello al popolo (<em>la provocatio ad populum</em> costituiva una delle istituzioni fondamentali del diritto pubblico romano, in particolare nel periodo repubblicano, introdotto dalla <em>Lex Valeria de provocatione</em> del 509 a.C., rogata dal console Publio Valerio Publicola), su consiglio di Catone e abbandonato da tutti, lasci&ograve; Roma per Tessalonica, e di l&igrave; per Durazzo. Giunto a Capua percorse la via <em>Regio – Capuam</em> (la via Annia o Appia-Annia o Popilia, che dir si voglia) e dopo un lungo e faticoso viaggio arriv&ograve; alle <em>Nares Lucanae</em>. Questa era una <em>statio</em> romana importantissima perch&eacute; da questo luogo si doveva necessariamente scegliere quale strada percorrere in quanto la stazione successiva, a circa dieci miglia, <em>Acerronia</em>, oggi taverna di Massavetere, in territorio di Pertosa, non consentiva pi&ugrave; questa scelta. Infatti, a circa 7 miglia dalle <em>Nares</em>, la strada si diramava in tre direzioni, ancora oggi evidenti nei pressi della taverna della Cerreta, nel comune di Auletta. Una andava a Brindisi, in Puglia, congiungendosi con la via Appia, le altre due, invece, una a Volcei, l’odierna Buccino, e l’altra a Reggio Calabria, seguendo la strada (pi&ugrave; o meno l’attuale SS.19 delle Calabrie). Alle <em>Nares Lucanae</em>, in una <em>caupona</em> possiamo immaginare Cicerone seduto su un desco, pensieroso e assorto, mentre scrive la lettera all’amico Attico prima di affidarla a un cavallaro di turno, sicuramente presente in quel posto (<em>stabula</em>), per farla consegnare al destinatario. Era il giorno delle Idi di aprile (8 aprile) dell’anno 58 a.C.. Cicerone era arrivato in quel luogo, oggi Zuppino, percorrendo una strada ghiaiosa (<em>glarea strata</em>) e il viaggio era stato molto faticoso. Una volta giunto l&igrave;, per&ograve;, nonostante il suo precario stato d’animo, pot&egrave; apprezzare durante i pasti le famose “lucaniche” (pi&ugrave; o meno simili alle attuali salsicce di maiale, che ancora oggi sono molto rinomate nella zona). </p>
<p align="justify">Riportiamo qui di seguito, con traduzione, il testo latino dell’epistola III scritta ad Attico: </p>
<p align="justify"><em>itineris nostri causa fuit quod non habebam locum ubi pro meo iure diutius esse possem quam in fundo Siccae, praesertim nondum rogatione correcta, et simul intellegebam ex eo loco, si te haberem, posse me Brundisium referre, sine te autem non esse nobis illas partis tenendas propter Autronium. nunc ut ad te antea scripsi, si ad nos veneris, consilium totius rei capiemus. iter esse molestum scio sed tota calamitas omnis molestias habet.Plura scribere non possum; ita sum animo perculso et abiecto. cura ut valeas. Data VI Idus Aprilis Naribus Lucanibus.</em></p>
<p align="justify"><font face="Times New Roman"> II motivo del mio spostamento &egrave; che non avevo luogo dove, a termini di legge, potevo restare pi&ugrave; a lungo al di fuori della propriet&agrave; di Sicca, specialmente se la mozione non &egrave; stata ancora emendata, e al tempo stesso mi rendevo conto che da questo posto, con te vicino, potevo trasferirmi a Brindisi, mentre senza di te dovevo evitare quelle parti a causa di Autronio. Ora, come ti ho scritto in precedenza, se vieni da me potremo decidere su tutta la faccenda. So che il viaggio &egrave; fastidioso; ma &egrave; la mia sventura tutta quanta a essere piena di fastidi. Non posso scrivere di pi&ugrave;, tanto mi sento affranto e abbattuto. Mantieniti sano. Dalle Nares di Lucania, l'8 aprile del 58 a.C.</font> </p>
<p align="center"><img alt="Sicignano e il pagus Naranus" src="/public/dblog3\Sicignano.jpg" /></p>]]></content>
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