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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Ritrovato in Lucania, ad Aderenza, piccolo comune in provincia di Potenza, un ritratto di Leonardo da Vinci, databile intorno al XVI secolo. Tale scoperta, fatta da Nicola Barbatelli, studioso di storia medievale, il quale si è imbattuto in questo inedito ritratto, un olio su tavola ( cm 60x44 ), di Leonardo Da Vinci, rappresentato molto giovane di tre quarti con un cappello in testa. Il professore Barbatelli ha potuto effettuare tale ritrovamento durante sue ricerche all'interno di un palazzo di proprietà di una famiglia aristocratica meridionale che per ora ha richiesto l'anonimato.
Il Ritratto, non è riconducibile con certezza a nessuno autore, ma si avranno risposte sicuramente più convincenti riguardo la datazione e l’eventuale autore dopo esami scientifici.
Al Professore Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo Da Vinci di Vinci ( Firenze), uno dei massimi esperti mondiali dell'artista-scienziato del Rinascimento, è stata affidata la tela, annunciando che sono già in corso le analisi storico- artistiche e presto sarà possibile avviare le indagini scientifiche.
''Il ritratto scoperto nelle scorse settimane in Lucania - ha dichiarato Vezzosi all'ADNKRONOS - e' molto interessante in se' e significativo come nuovo elemento di un mosaico ancora incompiuto per ricostruire le sembianze del volto di Leonardo. Ed e' importante in quanto introduce nuove ricerche concernenti Leonardo perduto, le sue tracce e gli echi leonardeschi nell'Italia meridionale. E' inoltre misterioso poiché se ne devono ancora accertare la datazione e la più antica provenienza, ed e' difficile individuarne l'autore; per tutto cio' e' un tema da affrontare, avvincente per l'attualità e le più diverse implicazioni culturali, da quelle storico-artistiche alle nuove tecnologie, fino al contesto del ritrovamento''.
Iniziamo con questo articolo una nuova sezione, “Artisti straordinari”, dedicata a figure che ci hanno trasmesso la loro arte in modo del tutto personale e particolare.
Oggi parlerò di Esref Armagan, nato nel 1953 in un sobborgo di Istanbul da una famiglia modesta. Purtroppo Esref è non vedente dalla nascita, ma la sua cecità non gli ha impedito di donarci tele sorprendenti.
Ha iniziato a dipingere per passatempo, cercando di esprimere, attraverso la pittura, le sensazioni che provava. Il suo è un mondo conosciuto esclusivamente attraverso le mani, i suoi disegni, come ponti con la realtà che noi percepiamo visivamente, pullulano di ombre, luci, colori, prospettive.

L’ho sentito affermare “ Io vedo il mondo con le dita”, ma come è possibile realizzare immagini cosi nitide, cosi incredibili, non avendo mai avuto la possibilità di osservarle? E allora ci troveremo di fronte ad una riscrittura della storia, le immagini sono creature della vista? Non più. Esref ci ha dimostrato che la realtà è accessibile anche attraverso il tatto, parleremo quindi di immagini tattili.
La cosa più sorprendente è che, attraverso studi clinici, si è scoperto che , alcune parti del suo cervello, mentre è impegnato a disegnare, credute immobili, insensibili a causa della sua cecità, erano invece molto dinamiche, presentazione quindi di stimolazioni sensoriali.
La particolarità all’interno dei suoi dipinti è la sua abilità nell’interpretare lo spazio. Esref,cosi, si sottopose ad un esperimento andando nella culla del Rinascimento, Firenze. Gli studiosi hanno tentato di far riprodurre, ad Esref, secondo lo studio e la rappresentazione prospettica che per primo il Brunelleschi fece nel 1413, del Battistero di Firenze. L’unica differenza è la cecità di Esref. Ma il nostro pittore non ci ha deluso e dopo aver toccato tutti gli otto lati del Battistero e sotto gli occhi increduli dei curiosi e commossi degli studiosi è riuscito a disegnarlo secondo regole prospettiche.
Un grande passo per l’arte, un grande passo per l’umanità. Tutto è possibile, un mondo invisibile, un mondo mai conosciuto e poi trasportato sulla tela nei minimi dettagli, questo suo dipingere con le mani, “sentire”, toccare la realtà , immaginarla, e renderla viva.

È il vero centro sacro per la città di Salerno, in quanto accoglie le spoglie del Santo apostolo ed evangelista Matteo.
Fu edificata in tempi brevissimi ( cosi come l’intera cattedrale ), infatti nel marzo del 1081, possiamo collocare la sua inaugurazione, a soli 6 mesi di distanza dalla lettera di Gregorio VII, introdotta nel post precedente.
Si estende sotto il transetto ed il coro , ed è un ambiente costituito da tre campate con volta a crociera. Quello che noi oggi vediamo è il risultato di vari restauri e rifacimenti. Infatti nei primi anni del XVII secolo subì un rimaneggiamento su progetto degli architetti Domenico Fontana e completato dal figlio Giulio Cesare e da Bortalomeo Picchiatti.
Il rinnovamento è avvenuto secondo il gusto barocco dell’epoca, la volta formata da tre ordini di archi ribassati, con pilastri rivestiti con pannelli di marmo, opera del marmista napoletano Francesco Ragazzino, è stata completamente affrescata da Belisario Corinzio ( pittore manierista attivo a Napoli nato nel 1558 ad Acacia, provincia di Lecce, morto nel 1643; conosciuto anche come il Greco, a causa dell’origine greca dei suoi genitori). 
Gli affreschi narrano scene della vita di Gesù, riprese dal Vangelo di Matteo.
Fulcro della cripta è il doppio altare e il sepolcro di San Matteo dove troviamo una bellissima statua bifronte (“San Matteo ha due facce”) opera dello scultore Michelangelo Naccherino ( autore della statua bronzea di Sant’Andrea presente nella cripta della Cattedrale di Amalfi) nel 1606. Il santo è raffigurato nell’atto di scrivere il Vangelo con l’angelo, al suo fianco, che gli porge il calamaio.
Interessanti sono i quattro candelabri di ottone ( 1666-1673), donati dal Collegio medico Salernitano, che nel 1680 offrì anche le tre statue di bronzo dei Santi Martiri Salernitani, Caio, Ante e Fortunato, poste nell’abside centrale della cripta.
Presso le tombe dei Santi Martiri Salernitani troviamo una curiosità, un troncone di una colonna tortile di marmo, con una venatura rossa. Secondo la tradizione su tale troncone furono decapitati i santi martiri ed il loro sangue assorbito dal marmo; ancora oggi c’è la leggenda che se si accosta l’orecchio al marmo, sarebbe possibile sentire il pulsare del sangue.
“ 1079 - 1080 ”
Anni importanti per la storia della città di Salerno e per la nostra cultura artistica. Nel 1079 l’Arcivescovo Alfano I ritrovò le spoglie del santo apostolo Matteo, durante i lavori nella chiesa di S. Maria degli Angeli ( dove era sepolto il nostro Arechi II).
Il 18 settembre 1080, Gregorio VII ( Ildebrando di Soana ),fece pervenire una lettera ad Alfano I, dove gli comunicò le felicitazioni per averlo messo al corrente del ritrovamento delle reliquie di S. Matteo, insieme alle esortazioni per il duca Roberto il Guiscardo per portare “ riverenza e devozione” al grande Patrono. Guiscardo, principe di Salerno, e si propose un ‘opera grandiosa e splendida a testimonianza della sua potenza. Unico gesto di tanta magnificenza era la costruzione di un tempio in onore di S. Matteo. La sua volontà era innalzarlo nel cuore della città sull’area dell’antica cattedrale di S. Maria degli Angeli. Interessante e notevole decisione del Guiscardo fu di realizzarla a sue spese. Nel 1080 ha inizio la messa in piedi di un grande esempio di architettura romanica in Campania.

Bibl. Salerno. La cattedrale di S. Matteo - Roberto Di Stefano -
I prossimi articoli nella sezione "EsplorArte" saranno dedicate ad ogni piccolo posticino ed elemento della Cattedrale di Salerno.
Il primo post riguarderà la “ cripta ”.
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