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Quei di Salerno il lor lunato golfo, gli archi normanni, tutta bronzo e argento la porta di Guïsa e di Landolfo aveansi in cuore, e l'arte e l'ardimento onde tolse lo scettro ad Alberada Sigilgaita dal quadrato mento.

Gabriele D’Annunzio - Libro Quarto delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 08/12/2011 @ 10:57:15, in Eventi, linkato 57 volte)
“Laboratori d’arte e Monumenti Salernitani di età longobarda e normanna”




è il titolo del progetto che la Camera di Commercio di Salerno e la C.N.A. - Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle piccole e medie imprese, in collaborazione con l’ Associazione culturale Gruppo Archeologico Salernitano O.N.L.U.S. dei Gruppi Archeologici d’Italia, presentano alla Città di Salerno ripetendo l’esperienza positiva dell’iniziativa del 2010 ‘Tempora Langobardorum’.

Si tratta di un palinsesto polifunzionale derivato da un connubio culturale tra storia e artigianato che si propone, da una parte la valorizzazione e la promozione di alcuni monumenti ubicati nel Centro storico di Salerno - da tempo chiusi e raramente fruibili al pubblico - e dall’altra la presenza negli stessi luoghi di artigiani (maestri orafi, ceramisti, ramai e fotografi), che espongonole loro creazioni.

L’edizione di quest’anno, che si svolge nei fine settimana (venerdì-sabato-domenica, ore 10.00-13.00/17.00-20.00) dal 16 dicembre 2011 al 26 febbraio 2012, con inaugurazione il 15 dicembre 2011 (Chiesa di San Pietro a Corte - aula superiore), propone quattro mostre arricchite da percorsi culturali e visite guidate per gruppi e scolaresche.

L’apertura di questi siti contribuisce ad approfondire meglio la loro storia nel corso dei secoli, ma serve anche a far conoscere le qualità artistiche degli artigiani locali.

Si tratta di una vetrina di esperienze  e di saperi, che consentono di divulgare le valenze storiche – artistiche, architettoniche e archeologiche e nello stesso tempo valorizzare gli artisti dell’artigianato locale, particolarmente  attivo e presente a Salerno e Provincia, dando al visitatore un panorama delle nostre eccellenze.

 

Le mostre saranno presentate nelle sotto elencate chiese con queste tematiche:

"Il Culto Mariano tra Oriente e Occidente" - Complesso Monumentale di San Pietro a Corte (cappella di S. Anna - ipogeo).
     Mostra di ceramica ad opera dei maestri ceramisti vietresi e salernitani.

"Gran Tour" - Complesso Monumentale di San Pietro a Corte  (Chiesa di san Pietro a Corte (Aula superiore).
      Rappresentazione dell’arte orafa del traforo di Rosmundo Giarletta.

"I segni della memoria" -  Chiesa di Sant’Andrea de Lavina.
     Mostra fotografica a cura di Armando Cerzosimo.

"Meditazioni sulla via Crucis e opere in rame" - Chiesa di Santa Maria de Lama.
        Mostra di Fiore da Sicignano (collezione privata);
    Mostre a perforo e sbalzo su rame rispettivamente di Italo Toscano e VittorioVillari.

per informazioni
tel. 089/337331 (segreteria) - cell. 338/1902507


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L’ECO DELL’ARCHEOLOGIA - newsletter a cura del Gruppo Archeologico Salernitano Onlus
                                                                                                  Pubblicata il 26.10.2011
 
EDITORIALE 
a cura di Felice Pastore - direttore del Gruppo Archeologico Salernitano
 
 
La partecipazione del Gruppo Archeologico Salernitano al 3° Convegno Nazionale "Le Presenze Longobarde nelle Regioni d'Italia"
Nocera Umbra (PG), 8 - 9 ottobre 2011
 
 

Il 3° Convegno Nazionale Le Presenze Longobarde nelle Regioni d’Italia, tenutosi nella splendida Sala della Pinacoteca Comunale di Nocera Umbra (PG) nei giorni di sabato 8 e domenica 9 Ottobre 2011 nell’ambito delle Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata dei Gruppi Archeologici d’Italia, ha offerto anche al Gruppo Archeologico Salernitano l’occasione per presentare una relazione scientifica. L’epilogo del Regno longobardo, fra Pavia, Salerno e Benevento. Una rilettura delle fonti per una datazione del palatium longobardo di Arechi II a Salerno è il titolo della comunicazione di Pasquale Natella e di chi scrive, intervenuti con un contributo denso di dati storici, epigrafici ed architettonici che, attraverso il riesame del ‘caso’ di San Pietro a Corte e del semestre adelchiano a Salerno (fine anno 774), ha voluto chiarire perché l’esclusione del monumento salernitano dal Progetto UNESCO ‘Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774)’ sia tanto clamorosa. Il termine cronologico finale - come si è avuto modo di esprimere già in diverse altre occasioni - risulta l’elemento ‘debole’, sotto il profilo storico, di questo Progetto: se lo si assume infatti come limite dell’esistenza del Popolo longobardo in Italia, esso si configura come fortemente riduttivo, in quanto ignora la strenue resistenza che i Longobardi opposero al potere papale e franco dopo il 774, e che ebbe fine solo nel 1076, allorché l’ultimo Principe longobardo di Salerno, Gisulfo II, cedette il passo alla nuova signoria dei Normanni.

La sconfitta alle Chiuse subita dai Longobardi ad opera di Carlo Magno, seppure amara, in quanto aveva minato l’identità politica di questa Gens, non ne intralciò tuttavia il modus vivendi. In un celebre passo del Codex Legum Langobardorum - «… ducatum tunc Benedenti gubernabat Arechis dux per omnia catholicus atque magnificus; qui imitator existens maiorum suae gentis reliquias rexit nobiliter et honorifice» si evidenzia come Arechi II, genero di Desiderio e cognato di Aldelchi, allora Duca di Benevento, mise in atto un progetto politico dettato dalla volontà di accogliere a Salerno i superstiti del suo popolo (suae gentis reliquias), cioè la vera nobiltà del regno longobardo, gli exercitales, conferendo loro l’honor della comitiva. Il nobiliter e l’honorifice sono due termini giuridici importantissimi, con i quali Arechi II giustificò all’ostile Papato e al cognato la rinuncia che fece al titolo di Duca, promuovendosi Princeps Gentis Langobardorum: non principe di Benevento o di Salerno, ma «campione della ‘patria longobarda’», in contrapposizione a quella denominazione di Rex Langobardorum - «misera concessione a una tradizione illustre» -, sottratta da Carlo Magno a Desiderio, catturato e portato in Francia. Una storia che racconta un patto sancito con l’ultimo re del suo popolo, Adelchi, per perpetuare la stirpe in un territorio che poco importava se fosse al Nord o al Sud: «dove siete sarà la vostra Patria ed io sono, da questo momento, il vostro Principe, il prosecutore della nostra nobile stirpe di duchi e di re» («Stirpe ducum regumque satus«»). Questo è il ruolo che Arechi II assunse nell’VIII secolo, regnando sul suo Popolo dal palatium di Salerno. Un disegno strategico che fece salva l’identità storica della Langhibardia megale, la quale continuò ad esistere nonostante la distinzione fatta in seguito dagli Storici bizantini del XII sec., i quali vollero chiamare maior quella del Nord dopo la sconfitta del 774, in contrapposizione a quella che, formatasi al Sud, diventò minor. In verità, ‘minor’ non lo fu né per estensione di territorio, né per durata di anni. Infatti, i suoi confini territoriali andavano dal fiume Tronto (Marche) fino al fiume Noce (Basilicata) e durò tre secoli più dell’altra. Si dava così continuità al sogno iniziato nel 589, allorchè re Autari – stando a quanto scrive Paolo Diacono nell’Historia Langobardorum -, dopo aver attraversato con il suo cavallo tutta l’Italia, arrivato a Reggio Calabria e toccata con la sua lancia una colonna affiorante nel mare dello Stretto, esclamò: «Fin qui i confini dei miei Longobardi». Tornando all’esclusione di Salerno dal ‘Sito seriale’ UNESCO, sulla quale c’è stato un gran ‘vociare’, forse poco è stato detto da parte degli Studiosi. Tra le varie motivazioni addotte per il mancato inserimento, la più clamorosa viene dai corridoi del Ministero dei Beni Culturali: la causa sarebbe la datazione post 774 delle superstiti strutture arechiane. Saputa questa notizia, i nostri studi e, di conseguenza, il nostro intervento al Convegno di Nocera Umbra si sono indirizzati a demolire l’infondatezza di tale affermazione. Con la nostra relazione abbiamo dimostrato con fondatezza - suscitando interesse e apprezzamenti da parte dei maggiori longobardisti presenti in sala - che il palatium longobardo di Salerno non solo era già esistente nell’anno della sconfitta dei Longobardi (773), ma accolse tra le sue mura, unica ed ultima dimora sicura, l’ultimo re longobardo, Adelchi, cum exercitu suo, nel secondo semestre del 774. Una ‘missione compiuta’, quella di rendere noti questi dati storici, che sarà ufficializzata con la pubblicazione del testo negli Atti del Convegno. Tutto il resto non conta: charta canta!. Monumento e documento sono in simbiosi culturale. Il Complesso monumentale di San Pietro a Corte è l’unico esempio di elevati murari di età longobarda presente in Europa, e l’ha voluto ribadire anche il nostro Sindaco, dott. Vincenzo De Luca, nella lettera fatta pervenire al Convegno e letta prima dell’inizio da un Socio del Gruppo Archeologico Salernitano. Si tratta quindi di un ‘bene eccezionale’, così come richiede l’UNESCO. In questi anni, grazie all’impegno dei Volontari, è stato anche possibile rendere fruibile al pubblico tutto il Complesso (ipogeo, aula del trono, area dell’antica Corte longobarda). Nei prossimi mesi, primi del 2012, così come annunciato dal prof. Paolo Peduto, Ordinario di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Salerno, dovrebbe uscire l’attesa pubblicazione di tutta la storia archeologica del sito. Allora, crediamo, verranno rafforzati in maniera decisiva gli elementi a favore dell’inserimento tra i Beni Culturali ‘Patrimonio Mondiale dell’Umanità’ del Monumento salernitano, che per la sua unicità merita di essere assunto quale emblema di tutto il Popolo longobardo in Italia.

 
Note bibliografiche
A) - Leges Langobardorum, ed. F. BEYERLE, Witzenhausen 1962, p. 212.
b) -  Delogu P. 1977, Mito di una città meridionale, Napoli, p. 15.
C) - ID, Ibid., p. 14.
D)- Agnellus Ravennas, qui et Andreas liber Pontificalis ecclesiae Ravennatis, O. Holder-Egger (ed.), in MGH, Scriptores rerum Langobardorum et Italicarum, Hannover 1879.
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Di Admin (del 06/10/2011 @ 00:23:34, in Eventi, linkato 103 volte)
FEDERARCHEO
GRUPPI ARCHEOLOGICI D’ITALIA
GRUPPO ARCHEOLOGICO “NOUKRIA“ di NOCERA UMBRA (Pg)
GRUPPO ARCHEOLOGICO APPENNINO UMBRO MARCHIGIANO “GAAUM”
SOCIETA’ FRIULANA DI ARCHEOLOGIA onlus UDINE
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA

organizzano il
3° CONVEGNO NAZIONALE "LE PRESENZE LONGOBARDE NELLE REGIONI D’ITALIA"
NOCERA UMBRA (Pg) - Sabato 8 e Domenica 9 Ottobre 2011
 


In particolare
Domenica 9 Ottobre 2011, nella V Seduta "IL DUCATO DI BENEVENTO":
- h. 11,00, Felice Pastore (Direttore G.A.Salernitano), prefazione "L’epilogo del Regno longobardo, fra Pavia, Salerno e Benevento. Una rilettura delle fonti per una datazione del palatium longobardo di Arechi II a Salerno";
- h. 11,10, Pasquale Natella (G.A.Salernitano), intervento "L’epilogo del Regno longobardo, fra Pavia, Salerno e Benevento. Una rilettura delle fonti per una datazione del palatium longobardo di Arechi II a Salerno";
- h. 11,30 Giulio Mastrangelo (Archeogruppo “E. Jacovelli” Massafra (Ta), Un giudicato longobardo del 970 in terra d’Otranto;
- h. 11,50, Geremia Paraggio (Archeoclub d’Jtalia Sede di Montecorvino Rovella (Sa), "I castelli longobardi nella valle del Picentino (Sa)";
- h. 12,10, Domenico Re (Gruppo Archeologico del Crati (Cs), La “colonna” di Autari: agli estremi confini del regno longobardo in Italia;
h. 12,30, Ludovica Re (Gruppo Archeologico del Crati (Cs), Immagini longobarde di Calabria.

Il Direttore Felice Pastore ci presenta l'iniziativa:
"Le Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata, organizzate dai Gruppi Archeologici d’Italia (www.gruppiarcheologici.org) per il secondo fine settimana di ottobre (sabato e domenica, 8 e 9), si fregeranno, tra le tante iniziative, di avere nel loro programma il 3° Convegno Nazionale ‘‘LE PRESENZE LONGOBARDE NELLE REGIONI D’ITALIA’, che si terrà a Nocera Umbra (PG), nella prestigiosa sede della Pinacoteca, a cura dei Gruppi Archeologici Noukria e G.A.A.U.M. con sedi a Nocera Umbra e Sassoferrato.
L’evento sancisce la continuità che la Federarcheo, la Federazione delle Associazioni Archeologiche Italiane, vuole dare a questa importante kermesse culturale con cadenza biennale, unica manifestazione nel suo genere dedicata al popolo dei Longobardi, dopo i successi delle ultime due, che si sono tenute a Udine e Cividale del Friuli nel 2007 e Paestum – B.M.T.A. nel 2009.
Il Gruppo Archeologico Salernitano sarà presente in questo convegno con una relazione a cura di Pasquale Natella e Felice Pastore dal titolo ‘L'epilogo del Regno longobardo, fra Pavia, Salerno e Benevento. Una rilettura delle fonti per una datazione del palatium longobardo di Arechi II a Salerno’ .
Un saggio, corredato da immagini, che si sviluppa su analisi scientifiche, letterarie ed epigrafiche per significare come l’esclusione di Salerno e del suo Complesso Monumentale di San Pietro ‘a Corte’ dal sito seriale ‘Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)’, Lista dal Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, ha destato su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto nei Cittadini salernitani, stupore e indignazione.
A riguardo, per la scelta dei siti longobardi che dovevano far parte di questo progetto è stata adottata la discriminante cronologica, cioè sono stati presi in considerazione quei centri di culto e di potere costituitisi dal 568 al 774, l’arco di tempo che va dall’invasione dell’Italia da parte dei Longobardi alla caduta del regno di re Desiderio ad opera di Carlo Magno.
Un arco temporale ridotto che è andato a penalizzare la storia dei Longobardi, i quali continuarono la loro esistenza fino al 1076, cioè fino alla caduta del Principato di Salerno di Gisulfo II a favore dei Normanni di Roberto il Guiscardo.
Infatti, nel nostro intervento siamo sicuri di poter dimostrare l’errore che è stato fatto e nello stesso tempo ci auguriamo che le Autorità preposte possano rivedere le loro decisioni.
In tutto questo siamo stati confortati dagli studiosi, dai professori universitari e dal nostro Sindaco, dott. Vincenzo De Luca, che non ha voluto far mancare il suo sostegno morale a questa nostra presenza di rappresentanza della città di Salerno, centro di cultura e civiltà di contatto."


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EDITORIALE a cura di Felice Pastore - direttore del Gruppo Archeologico Salernitano.

     L’esclusione di Salerno longobarda dalla Lista dal Patrimonio Mondiale UNESCO ha destato su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto nei cittadini salernitani, stupore e indignazione per il mancato inserimento del Complesso Monumentale di San Pietro a Corte nei luoghi sotto riportati raccolti nel Sito seriale “Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)”.
Ecco l’elenco:
     1. Cividale del Friuli (UD) - l’area della Gastaldaga con il cd. Tempietto Longobardo, e il Complesso episcopale con i resti del Palazzo Patriarcale sottostanti il Museo Archeologico Nazionale;
     2. Brescia - il monastero di San Salvatore-Santa Giulia;
     3. Castelseprio (VA) l’area del castrum con la Torre di Torba e la chiesa extra-moenia di Santa Maria foris portas;
     4. Spoleto (PG) - la Basilica di San Salvatore;
     5. Campello (PG) - il Tempietto del Clitunno;
     6. Benevento - il complesso di Santa Sofia con la chiesa e l’annesso chiostro, parte dell’abbazia che oggi ospita il Museo del Sannio;
     7. Monte S.Angelo (FG) - il Santuario di San Michele.

     Il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte è un bene eccezionale perché è l’unico esempio di architettura civile di età longobarda presente in Europa. Fin dagli anni novanta è dato in affidamento dalle Soprintendenze locali al Gruppo Archeologico Salernitano.
     Il rammarico per l’esclusione è stato grande pur se consapevoli dell’ “ostrakon” in atto, ma la notizia da tempo annunciata si era già materializzata alcuni anni fa quando denunciammo questa situazione ai danni di Salerno (1° Convegno Nazionale “Le Presenze Longobarde nelle Regioni Italiane” - Udine e Cividale del Friuli, 2006). Da quel momento ci siamo chiesti e ancora ci chiediamo se e cosa è stato fatto per rientrare in questo progetto? Di chi è la colpa? ...e tante altre domande ancora. Quindi, abbiamo deciso di scrivere questa Newsletter per fare definitivamente chiarezza sulla vicenda anche perché, è il caso di dirlo, ci siamo stancati di sentire le tante voci a sproposito messe in giro senza conoscere realmente come sono andati concretamente i fatti.

     Quindi è giunto il momento di fare chiarezza poiché siamo all’epilogo della storia. Chi non è d’accordo con noi o pensa di poter meglio illuminarci può contattarci: archeogruppo@alice.it.

     Il progetto UNESCO “Italia Langobardorum, centri di potere e di culto (568-774)” parte da un’idea del Gruppo Archeologico Salernitano espressa in occasione di un viaggio di studio organizzato nell’ormai lontano maggio 2001 a Udine e Cividale del Friuli. L’obiettivo di quel viaggio era di prendere contatto con le associazioni culturali friulane, tra cui la ”Società Friulana di Archeologia“ di Udine, per creare la “Federarcheo” (Federazione delle Associazioni Archeologiche Italiane), di cui oggi siamo orgogliosi di far parte.
     In quell’occasione avemmo un incontro con il Sindaco di Cividale del Friuli e alcuni suoi collaboratori ai quali proponemmo un gemellaggio culturale dal titolo: “Dal primo Ducato all’ultimo Principato longobardo: due cividalesi a Salerno, Arechi II e Paolo Diacono”. L’idea riscosse molti consensi e fu la chiave di volta per dare al Sindaco la spinta giusta per iniziare un progetto sui Longobardi.

     Il gemellaggio culturale fu realizzato mentre quello istituzionale per una serie di motivi non è mai partito, e crediamo che questo sia stata la prima causa dell’esclusione.

     L’iniziativa fu poi perfezionata e rilanciata nel corso del 2004 con l’istituzione, da parte dell’Amministrazione comunale di Cividale, di un gruppo di lavoro - composto dai rappresentanti designati dalle principali Istituzioni ed enti pubblici della Regione Friuli Venezia Giulia competenti per la gestione del territorio - finalizzato a orientare e promuovere azioni e progetti con l’obiettivo della valorizzazione dei beni storici, artistici, monumentali, archivistici, documentari e ambientali in cui si sostanzia lo straordinario patrimonio cividalese.
     Unita a Cividale dal filo logico della matrice longobarda e dalle due grandi mostre internazionali sulla storia dei Longobardi, la città di Brescia sin dal 2003 aveva avanzato proposte di collaborazione a livello delle associazioni di promozione del turismo sociale.

     Nel corso del 2005, i Sindaci delle due città e i Presidenti dei “Forum delle Associazioni di Promozione del Turismo Sociale” di Brescia e Cividale fondarono l’Associazione “Longobardia” con lo scopo di dar vita a un sistema turistico integrato a “rete”, destinato a coordinare le realtà firmatarie anche ai fini dell’avviato iter di candidatura, ma anche a costituire nel tempo una più ampia rete europea “Longobardia - Regione virtuale Europea”, un “corridoio geoculturale europeo” che unisca i siti di matrice longobarda dalla Scandinavia al mar Ionio, seguendo il cammino nella storia dei popoli longobardi.

     Nel 2006 furono avviati i lavori per la predisposizione della candidatura, comprendente all’inizio i soli centri di potere longobardo presenti nel nord Italia (Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio-Torba). Con il procedere dei lavori si sentì l’esigenza di estendere la candidatura ai luoghi delle più importanti “sedi di potere e di culto” delle aree dell’Italia centro-meridionale (Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento e Monte Sant’Angelo), ai fini di comprendere in un unico Sito seriale le maggiori testimonianze della cultura longobarda nel suo momento di massima capacità espressiva, prima della caduta dei territori del centro e nord Italia ad opera dei Franchi di Carlo Magno.

     Le aree individuate per la candidatura, oltre alla generica condivisione della matrice longobarda, risultano profondamente diversificate tra loro nelle rispettive esperienze storiche, tradizioni ed ambienti naturali, nelle situazioni proprietarie e gestionali, talora anche in quelle normative. Oltre a ciò, la stessa estensione territoriale del Sito, che va dal nord al sud dell’Italia, nonché la sua straordinaria articolazione, hanno comportato il coinvolgimento diretto nei lavori per la preparazione della candidatura di numerosissime istituzioni ed enti pubblici e privati: ben 5 Regioni, 6 Province, 8 Amministrazioni comunali, 1 Ente parco, 2 Comunità Montane, 3 Enti ecclesiastici, 2 Fondazioni pubblico-private, 2 Centri di studi, ben 19 Uffici territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali (Direzioni Regionali e Soprintendenze). Ciascuno di questi enti – istituzioni oltre a partecipare all’elaborazione del Piano di gestione, collaborerà alla sua attuazione, con diversi settori e uffici.

     In rappresentanza delle Soprintendenze salernitane venne nominato in commissione UNESCO un referente, il quale avrà sicuramente relazionato sui siti longobardi delle province di Salerno e Avellino (in che modo non lo sappiamo perché non abbiamo letto nulla, però vista l’esclusione …..).

     Il coordinamento del progetto è stato affidato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e in particolare all’Ufficio Lista del Patrimonio Mondiale del Ministero. Da colloqui intercorsi con il Funzionario preposto in merito ai criteri che sono stati adottati per la scelta dei siti longobardi, ci è stato riferito che, per la scelta dei siti, è stato adottato il metodo cronologico. Quindi, la scelta è caduta su quei centri di culto e di potere costruiti dal 568 al 774, il tempo che va dall’invasione dei Longobardi in Italia alla caduta del regno di re Desiderio ad opera dei Franchi di Carlo Magno.

     La domanda sorge spontanea: perché è stato scelto solo un arco temporale ridotto se i Longobardi continuano la loro storia fino al 1076, cioè fino alla caduta del Principato Longobardo di Salerno di Gisulfo II a favore dei Normanni di Roberto il Guiscardo?
     La risposta per l'esclusione può essere solo politica, e in modo particolare studiata a tavolino per non permettere ad altre città, custodi di monumenti importanti costruiti prima e dopo il 774, di “dividere la torta”.
     Del resto, siamo di fronte ad altrettanto esclusioni eclatanti come le città di Pavia e Monza, due capitali del regno longobardo del Nord.

     Ma stiamo scherzando o facciamo sul serio? Perché se fosse vera la seconda potesi, dobbiamo tacciare il Ministero dei Beni Culturali di cecità storica e di completa ignoranza per quanto riguarda la vita di questo popolo. Ma volendo anche accettare questa ‘boutade’ bisogna sottolineare che stante al periodo cronologico 568-774, per il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte, alias sala del trono e chiesa palatina del principe Arechi II a Salerno, riteniamo sussistano tutti gli elementi storici e architettonici affinché il monumento potesse a pieno titolo entrare a fare parte del Patrimonio UNESCO.
     E questo per almeno tre fondamentali motivi che passiamo ad elencare:

 a) - la sua costruzione può certamente essere datata tra gli anni che vanno dal 770 al 774.
     L’attenta analisi degli scritti di Agnello Ravennate, un presbitero e uno storico di nobile famiglia, nato negli ultimi anni del sec. VIII o nei primi del IX. (cit. in un passo, nel suo Liber pontificalis ecclesie Ravennatis, della vita dell'arcivescovo Aureliano, che egli lesse negli anni tra l'827 e l'832, dichiarava di avere trentadue anni e dieci mesi (Liber, cap. 54), stabiliva
 …Rex Desiderius …in Francia portatus est. Adel-
 gisius, filius praedicti regis, una cum exercitu suo
 ante eum terga dedid et in partes Chaonides [Epiro]
 fugit, et per aliquantos dies Salerno commoratus, exin-
 de cum Karolus Roman venisset, timidus cum suis ali-
 quantis fidelibus Costantinopolim perrexit.
(Agnellus Ravennas, qui et Andreas liber Pontificalis ecclesiae Ravennatis, Ed. O. Holder-Egger, in MGH, Scriptores rerum Langobardorum et Italicarum, Hannover 1879, p.381).
       Ora se i fatti andarono così, l’ultimo re longobardo, Adelchi, nel giugno del 774 dimorò a Salerno e dove se non nel palazzo longobardo del cognato Arechi II?.
      Infatti non c’è ragione di ritenere infondata o falsa la notizia. La stessa sta a significare che Adelchi, viste sbarrate le vie della Tuscia ormai franca e l’Adriatico papalino, si diresse verso l’unica città libera del regno. Quindi, la venuta adelchiana a Salerno significa anche che si sarebbe potuto rintracciare Arechi II in un sol posto, fra il 773 e il 774, alle prese con la riorganizzazione militare della città, sia in previsione di avanzate franche verso l’estremo sud e sia, soprattutto, in rapporto con le cattive nuove venute dopo la sconfitta nazionale alle Chiuse del 774. Ed entro il secondo anno va inteso definito l’insieme palaziale di San Pietro a Corte, degna dimora per Adelchi in quella che si presentava come la nuova, ultima piazzaforte del regno e della sua più meridionale espressione, il Ducato beneventano;
     (Pasquale Natella, Palaccium et ecclesiam instituit in ‘San Pietro a Corte, recupero di una memoria nella città di Salerno’, Altra Stampa edizioni, Napoli 2000, pp.89-132.)

 b) – Paolo Diacono, l’autore dell’Historia Langobardorum, era a Salerno alla corte di Arechi in qualità di precettore della moglie Adelperga figlia di Desiderio re dei Longobardi, e in quel periodo scrisse il Carme per le fortificazioni e gli edifici di Salerno.
     Ecco un verso riferito al palatium arechiano: Aemula romuleis consurgunt moenia templis… e quando si trasferisce in Francia, alla corte di Carlo Magno, nel 782, il palazzo e il carme già era stato realizzato e scritto;

 c) - il palazzo longobardo di Salerno rappresenta l’unica area palaziale (elevati murari) esistente in Europa e come tale ha tutte le credenziali per poter rientrare nei beni UNESCO in quanto è un unicum nel suo genere e per questo viene classificato ‘bene eccezionale’.

      Quindi il fatto che ci si voglia far credere che la sua esclusione debba essere imputata alla non rispondenza a una o più prerogative richieste dall’UNESCO, potrebbe essere solo pretestuosa, e ci riferiamo alla presenza di barriere architettoniche, l’assenza di servizi igienici e alla riqualificazione ambientale di tutta l’area dell’antica corte longobarda, tutte cose che potrebbero essere facilmente risolte. E infine la presunta assenza di pubblicazioni scientifiche a supporto dell’importanza del monumento (e quelle del Gruppo Archeologico Salernitano? oppure qualcuno può sostenerne la non scientificità?).
     Però è nostra opinione che non siano queste la vera ragione della bocciatura.

     In conclusione, si sa che la scelta di un monumento da inserire nel Patrimonio dell’Umanità serve anche ad assicurarne maggiormente la salvaguardia. Forse un Bene Culturale, in Italia (eccezione mondiale!),  per poterlo tutelare ha bisogno di altro?
     Abbiamo nel mondo tanti altri siti abbandonati dall’incuria degli uomini, che sono stati salvati proprio perché presi in considerazione da Enti di tutela come l’UNESCO.

     Speriamo che le Istituzioni civili ed ecclesiastiche, gli Enti pubblici e privati, insieme a potenziali finanziatori del progetto, trovino un’intesa per ottenere i fondi strutturali per poter rendere accessibile e fruibile questo Monumento servendosi di associazioni ONLUS professionali come il Gruppo Archeologico Salernitano che hanno la passione e l’interesse a recuperare la memoria storica della propria città.
     Del resto la vita insegna che un popolo senza la conoscenza della sua storia è destinato a scomparire.
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Di Admin (del 03/04/2011 @ 00:36:27, in Delle tracce di un mito, linkato 155 volte)
Non era solo palazzo Fruscione a mostrarsi orgoglioso dei suoi decori alla città longobarda e poi normanna. I palazzi salernitani conservano ancora episodi compiuti di uno stile particolarissimo che ornava la Città Capitale.












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Di Admin (del 17/03/2011 @ 20:30:59, in Eventi, linkato 185 volte)




Grazie alla collaborazione del Presidente del Circolo Canottieri Irno dott. Alfonso Sansone, il prossimo mercoledi 30 marzo alle ore 19,30 nella Sala Convegni del Circolo in via Porto a Salerno, l'Associazione Culturale Cypraea ha organizzato la conferenza:

"Il popolo dei Longobardi meridionali (570-1076)"

Testimonianze storiche ed architettoniche

Relatore sarà il dott. Felice Pastore, direttore del Gruppo Archeologico Salernitano
Conclude la serata un concerto di Giovanni Perino, chitarra.
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Di Admin (del 28/02/2011 @ 21:49:11, in Eventi, linkato 147 volte)


“VISITIAMO LA CITTA'“ Domenica 13 marzo ore 10.00 appuntamento: portici di palazzo di città


Felice Pastore,  Leonardo Lozito ,Gerardo Di Muro ed i soci dei Gruppi Archeologici Salernitano e Lucano vi Invitano :


A TAVOLA CON GLI AMBASCIATORI FRANCHI NEL PALATIUM LONGOBARDO DI ARECHI II A SALERNO
Visita guidata nel Centro Storico con degustazione longobarda a San Pietro a Corte (aperitivo runico)

Seguirà pranzo longobardo alla trattoria ‘Santa Maria de Domno’ - via Masuccio Salernitano, 63 - ore 13.30
N.B.: per il pranzo si richiede la prenotazione obbligatoria da farsi entro e non oltre mercoledì 9 marzo
Tel: 089 22.62.20 - 23.77.19 – 337331 - cell. 338/19.02.507


Menù longobardo Aperitivo runico a San Pietro a Corte - ore 12.00:

Tartine di pane di segale con salsa di rafano;

Tartine di formaggio con miele di acacia;

Rafanata;

Vino rosso friulano .


Menù longobardo Ristorante Santa Maria de Domno - ore 13.30:

Entreè: Crocchetta alle erbe selvatiche;

Primi: Minestra di cicoriette spontanee e ceci profumata al finocchietto selvatico;

Laganelle di farine integrali fatte a mano al ragù di coniglio;

Secondo: Bocconi di cinghiale al rafano serviti con pesto di mentuccia fresca;

Dolce: Shortbread alle nocciole con chantilly di formaggi al miele e lamelle di pera.


Il pranzo va prenotato ai numeri sopra indicati ed ha un costo di € 25,00

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Di Admin (del 26/02/2011 @ 09:52:29, in Eventi, linkato 340 volte)



“ABBRACCIAMO SAN PIETRO A CORTE"


Sabato 5 marzo alle ore 10,00 in occasione del simbolico “abbraccio”  che si terrà a Roma intorno al Colosseo, il Gruppo Archeologico Salernitano, la Rete dei Giovani per Salerno, Legambiente Salerno "Orizzonti", Italia Nostra Salerno e ARCI Salerno, vi invitano a partecipare all’abbraccio intorno a San Pietro a Corte, la cappella palatina della Reggia simbolo della storia della nostra città.

Abbracciamo i suoi affreschi medievali che l'umidità sta inesorabilmente cancellando, deturpando il Complesso monumentale e privando l'identità cittadina di uno dei suoi simboli più profondi.

E' un appello rivolto a chi si sente custode di uno straordinario Patrimonio da tramandare alle generazioni future. A chi ritiene che i Beni Culturali tutti siano una opportunità di crescita ed una immensa ricchezza su cui costruire strategie di sviluppo.

Il nostro sarà un abbraccio che simbolicamente comprenderà anche tutte le altre emergenze architettoniche, archeologiche e artistiche della città di Salerno, come gli affreschi della chiesa di Santa Maria della Lama, quelli del SS. Crocifisso e quelli di Sant’Andrea de Lavina.

Vi aspettiamo in largo San Pietro a Corte per manifestare la nostra piena adesione alla manifestazione nazionale “Abbracciamo la Cultura” e la nostra assunzione di responsabilità nei confronti di un patrimonio culturale sempre più sofferente, a causa dei pesanti tagli prodotti dalla legge finanziaria.

"Abbracciamo la Cultura" per la tutela, la valorizzazione e l’accesso ai Beni Culturali, per ridare la giusta dignità alle politiche per la Cultura e il suo Patrimonio nel nostro Paese.
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Di Admin (del 16/02/2011 @ 17:14:50, in Eventi, linkato 167 volte)

 

INDICE

 

SALTERNUM,

gennaio – dicembre 2010,  anno XIV, nn. 24-25

 

Editoriale ....................................................................................  p. 3

di Gabriella d’Henry

 

In ricordo del nostro Fondatore Nicola Fierro ............................  p. 5

di Felice Pastore

 

La congiura di Capaccio ..............................................................  p. 9

di Nicola Fierro

 

Roccagloriosa, la tabula osca ed il caduceo: frammenti di un discorso sulla ‘città’ italica ..........................................................................................  p. 19

di Maurizio Gualtieri

 

I culti orientali in Campania nelle testimonianze archeologiche .  p. 29

di Giovanni Vergineo

 

Il tópos della Campania felix nella poesia latina .........................  p. 59

di Pietro Crivelli

 

L’eremitismo rupestre, Prepezzano e la grotta dell’Angelo .........  p. 71

di Adriano Caffaro

 

Il santuario di S. Maria della Grotta e la Chiesa di S. Felice del casale di Balsignano nell’agro di Modugno (BA): luoghi di culto di un percorso antichissimo .....................  p. 79

di Claudio Armenise - Aurelia Daniela Rana

 

Il ‘caso d’Oderisio’: il Maestro, la Croce e prospettive di lettura per una critica mancata ......................................................................................  p. 89

di Gianmatteo Funicelli

 

Analisi storica, archeologica e conservativa di due antiche cripte salernitane           p. 101

di Maria Amoruso

 

Di san Tommaso sull’omonimo monte a Polla ...........................  p. 109

di Vittorio Bracco

 

 

Ricordo di Werner Johannowsky .................................................  p. 113

di Bruno d’Agostino

 

Notizie dagli scavi

Presentazione ..............................................................................  p. 115

di Maria Luisa Nava

 

Salerno. Lo scavo di alcune sepolture in Via Vicinanza ..............  p. 119

di Roberta Altobello

 

Salerno. Le iscrizioni tardoantiche dalla necropoli di via Vicinanza              p. 125

di Chiara Lambert

 

Salerno. Corso Vittorio Emanuele: cinque nuove tombe e resti di una fornace da calce ............................................................................................  p. 129

di Laura Mirabella

 

Archeologia nel centro storico di Salerno: le stratificazioni di Piazza Sant’Agostino .....................................................................................................  p. 133

di Monica Viscione

 

Lo scavo per il parcheggio della tangenziale a Pastena (Sa): alcune osservazioni sul paesaggio antico ..........................................................................  p. 139

di Raffaella Bonaudo

 

Salerno. Approvvigionamento idrico nell’area picentina .............  p. 143

di Daniela Pierno

 

Area del Termovalorizzatore di Salerno: notizie preliminari dello scavo archeologico .....................................................................................................  p. 147

di Amedeo Rossi

 

L’area sepolcrale dell’Età del Bronzo in località Ostaglio  ......... p. 163

di Tsao Cevoli

 

Il popolamento della Valle del Grancano in età romana .............  p. 169

di Monica Viscione

 

Il commercio marittimo nel Tirreno meridionale: nuovi dati da un relitto nelle acque di Palinuro ..................................................................................  p. 175

di Vincenzo Di Giovanni

 

Recensioni

PIETRO CAIAZZA, Caravaggio e la falsa Maddalena ..............  p. 181

di Adriano Caffaro

 

Appunti di viaggio

In Cina: i guerrieri di Xi’an .........................................................  p. 185

di Rosalba Truono Iannone

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Di Admin (del 07/02/2011 @ 23:00:35, in Eventi, linkato 383 volte)
MERCOLEDÌ -16 FEBBRAIO 2011 - ORE 18.30
Corso Vittorio Emanuele,153 - Salerno
AULA MAGNA  “G. VICINANZA”

PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA "SALTERNUM" Anno XIV, nn. 24-25

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