Giancappetti, un artista nella luce della memoria


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Il mio incontro con il maestro Giovanni Cappetti fu del tutto casuale ed ebbe luogo a Vietri sul Mare. Eravamo intorno agli anni settanta del secolo scorso. In una giornata calda e afosa del mese di agosto, arrivato lì da Salerno in filovia, decisi di scendere a Marina di Vietri per raggiungere una di quelle spiaggette nei pressi dei suggestivi scogli detti ‘Due Fratelli’.

Quel giorno decisi di fare la discesa di Sant’Antonio a piedi. Alzando gli occhi verso l’alto fui attratto da un grande pannello ceramico rappresentante una scena di mare. Firmato Gian Cappetti. Questo pseudonimo, il nome d’arte di Giovanni Cappetti, ma allora non lo sapevo, mi intrigò non meno dei colori che riempivano la parete del palazzo su cui era posizionato in alto il pannello.
Ammirato, pensai: questo ceramista è un artista e diventerà un grande.

Giovanni Cappetti, il grande maestro contemporaneo della meravigliosa tradizione dell’Italia del Sud dell’Arte Ceramica.

A distanza di quasi mezzo secolo è stato conosciuto in tutto il mondo che ne ha apprezzato la vena artistica, la grande bellezza delle sue opere, la semplicità delle sue linee. Così mi sono innamorato artisticamente di Gian Cappetti, come anche di Giovannino Carrano, l’altro grande ceramista dei fratelli Pinto. Ora tutte le volte che vado a Vietri sul Mare non posso fare a meno di guardare le pareti dei palazzi per ammirare le bellezze di Gian Cappetti e Giovannino Carrano, persone che hanno saputo rinnovare la tradizione insieme agli artisti tedeschi che operarono a Vietri sul Mare negli anni Trenta.

Gian Cappetti in particolare è stato l’erede di questi fermenti artistici e ha saputo fondere una esperta manualità e abilità tecnica con un bagaglio culturale umanistico e interdisciplinare. La sua arte ha avuto riconoscimenti in tutto il mondo: dal successo all’Esposizione presso il Gruppo Farnese a Milano nel 1989, al Centro Bagatelle a Parigi, a New York per le celebrazioni colombiani del 1992. Le sue realizzazioni sono state pubblicate su varie riviste italiane ed estere, e le sue opere sono esposte in tutto il mondo. La sua capacità di fondere l’esecuzione esperta con un senso raffinato del diciottesimo secolo gli ha procurato riconoscimenti in Italia e all’estero.

Gian Cappetti ha raggiunto fama internazionale soprattutto per le sue riproduzioni dei capolavori napoletani del Settecento, ad esempio il Chiostro in maiolica della Chiesa di Santa Chiara a Napoli (1739-1742), dove abbiamo una sequenza notevolmente bella di sessanta panchine alternate con colonne a sezione ottagonale rivestite di maioliche, realizzate all’epoca da D. A. Vaccaro e Donato Massa.

Le sue opere si trovano in ville importanti, chiostri, monasteri, chiese, tra questi si ricordano: Convento dei Cappuccini a Salerno, Palazzo S. Agostino, sede del Consiglio Provinciale di Salerno, Pontificio Istituto Angelicum a Roma.

Gian Cappetti è stato un “artista-artigiano” di vasta cultura umanistica, sorretto da una robusta fede cristiana che ha pervaso tutta la sua attività.

Scrive di lui Matilde Romito a proposito della sua empatia con il territorio meraviglioso della Costiera Amalfitana che tanto gli ha dato come fonte di ispirazione: “[…] La raffigurazione della bellezza dei luoghi e della difficoltà dei lavori che, sulla terra e per mare, l’uomo atavicamente sostiene nella “divina costiera” sono l’espressione di un amore e una affezione a queste terre che Gian Cappetti dimostra di sentire con molta intensità, rendendoli con i colori della memoria e dell’anima […]”.

di Felice Pastore

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